Denunciano negli USA editoriale che tergiversa fatti vincolati a Cuba
La Sezione di Interessi di Cuba in questa capitale denunciò oggi un editoriale del quotidiano The Washington Post che tergiversa fatti relazionati con Cuba, come la sanzione contro Alan Gross ed il caso dei Cinque cubani. In una colonna editoriale del passato 31 dicembre, la pubblicazione ha criticato la sanzione imposta al cittadino statunitense Alan Gross, condannato per violare le leggi dell'isola caraibica.
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Prensa Latina
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La Sezione di Interessi di Cuba in questa capitale denunciò oggi un editoriale del quotidiano The Washington Post che tergiversa fatti relazionati con Cuba, come la sanzione contro Alan Gross ed il caso dei Cinque cubani. In una colonna editoriale del passato 31 dicembre, la pubblicazione ha criticato la sanzione imposta al cittadino statunitense Alan Gross, condannato per violare le leggi dell'isola caraibica.

Desideriamo chiarire che l'accusato non è stato giudicato e condannato per un supposto lavoro umanitario consociato ad aiutare la comunità ebrea a Cuba a collegarsi all’internet, perché le sinagoghe hanno sempre avuto accesso alla rete prima del suo arrivo, spiega la sede diplomatica in una lettera.  

Il signore Gross violò le leggi cubane e si dedicava ad attività segrete, perché il governo degli Stati Uniti lo contrattò per sviluppare programmi federali che attentavano all'ordine costituzionale del nostro paese, indica il testo.  

Questo si considera illegale in Cuba come in molti paesi, compresi gli Stati Uniti, spiegò il documento, al tempo che ricordò come l'accusato riconobbe la sua colpevolezza nei fatti.  

È giusto segnalare che il governo cubano trasmise al suo omologo statunitense che è disposto a trovare una soluzione umanitaria al caso del signore Alan Gross su basi di reciprocità generosa, chiarì la missiva.  

La Sezione di Interessi di Cuba criticò, ugualmente, la parte dell'articolo dove si cerca di giustificare l'ingiusta punizione applicata contro i Cinque cubani, cioè Renè Gonzalez, Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero, Ramon Labañino e Fernando Gonzalez.  

Spiega la risposta cubana che il giornale non considera l'appoggio mondiale con la causa di questi cubani, quattro dei quali affrontano ingiuste condanne, mentre Renè, il primo a compiere la pena, dovrà rimanere in territorio settentrionale altri tre anni sotto libertà vigilata.  

Il fatto di qualificare i Cinque cubani come spie che si infiltrarono in installazioni militari del sud della Florida, vuole ingannare i lettori, ha messo in chiaro.  

Loro solo controllavano l'attività di gruppi estremisti di origine cubana in New Jersey e Florida, tentando di anticipare le loro azioni terroriste e riunire prove su possibili attacchi nello stesso territorio degli Stati Uniti, argomentò la lettera.  

Grazie al lavoro dei Cinque, Cuba condivise con l'Ufficio Federale di Investigazioni (FBI), durante l'amministrazione dell'ex presidente William Clinton, decine di video ed ampi dettagli sulla campagna di terrore che pianificavano e tentavano di eseguire questi individui.  

Quell'evidenza, tuttavia, non fu utilizzata per arrestare i veri terroristi, bensì contro i Cinque cubani in un processo giudiziale corrotto per motivazioni politiche, segnalò il testo.  

Esistono documenti che dimostrano che Washington pagò i giornalisti affinché scrivessero articoli che denigrassero nei mezzi di comunicazione l'immagine degli antiterroristi cubani durante la tappa del giudizio, fatto che pregiudicò i diritti degli accusati per disporre di un processo imparziale.  

Incoraggiamo il The Washington Post a tenere in conto gli argomenti esposti per ottenere un migliore avvicinamento a questi temi, terminò la missiva della Sezione di Interessi di Cuba a Washington.