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Cuba: l'opzione è stato il socialismo
Cuba, in piedi di guerra per affrontare l'aggressione straniera, ha seppellito i suoi morti il 16 aprile 1961 ed ha proclamato la sua risposta alla potenza attaccante: l'opzione del socialismo.
Fonte
Prensa Latina
Data
Cuba, in piedi di guerra per affrontare l'aggressione straniera, ha seppellito i suoi morti il 16 aprile 1961 ed ha proclamato la sua risposta alla potenza attaccante: l'opzione del socialismo.
Avevano appena trascorso 24 ore del bombardamento sorprendente alle basi aeree cubane nel fallito tentativo di liquidare preventivamente la scarsa e male equipaggiata aviazione ribelle, ed il popolo della capitale, massicciamente, ha sfilato verso il cimitero di L'Avana per dare sepoltura ai caduti nell'aggressione.
Le migliaia di persone assistenti a quella manifestazione ed il resto della popolazione dell'Isola non avevano il minor dubbio di quanto stava succedendo e di quali sarebbero stati i prossimi passi dell'aggressore e dei pericoli imminenti.
Da molto prima, il governo degli Stati Uniti aveva deciso di usare, insieme alla pressione economica per bloccare lo sviluppo del paese, l'agressione armata diretta con la partecipazione dei gruppi terroristi radicati a La Florida e con l'appoggio delle loro poderose forze armate.
Poco tempo dopo il trionfo dei guerriglieri della Sierra Maestra, una grande quantità di quelli che accompagnavano quel pomeriggio i feretri delle vittime del bombardamento, vestivano l'uniforme delle Milizie Nazionali Rivoluzianarie e portavano i fucili con cui sarebbero andati poi alla difesa della patria.
Le parole di Fidel Castro, oltre ad esprimere il dolore e la condanna per le vite perse, raccoglievano la convinzione generalizzata del cammino a percorrere a partire da quel momento.
Erano puntellate da tutta una lunga storia di lotta per l'indipendenza e la sovranità, ostacolata in primo luogo dalle potenze coloniali e poi dall'impero nascente.
I pronunciamenti di Fidel Castro in quella storica occasione sono sati chiari: “Perché quello che non possono perdonarci gli imperialisti è che siamo qui, quello che non possono perdonarci gli imperialisti è la dignità, l'interezza, il valore, la fermezza ideologica, lo spirito di sacrificio”.
“Questo è quello che non possono perdonarci, che siamo qui davanti ai loro nasi e che abbiamo fatto una Rivoluzione socialista davanti ai propri nasi degli Stati Uniti!”
“E questa Rivoluzione non la difendiamo con mercenari; questa Rivoluzione la difendiamo con gli uomini e le donne del popolo”.
“Questa è la Rivoluzione socialista e democratica degli umili, con gli umili e per gli umili. E per questa Rivoluzione degli umili, con gli umili e per gli umili, siamo disposti a dare la vita”.
Rimaneva definito così il prima ed il dopo della Rivoluzione cubana. Per decisione propria del popolo, il socialismo era giunto all'isola ribelle.
Avevano appena trascorso 24 ore del bombardamento sorprendente alle basi aeree cubane nel fallito tentativo di liquidare preventivamente la scarsa e male equipaggiata aviazione ribelle, ed il popolo della capitale, massicciamente, ha sfilato verso il cimitero di L'Avana per dare sepoltura ai caduti nell'aggressione.
Le migliaia di persone assistenti a quella manifestazione ed il resto della popolazione dell'Isola non avevano il minor dubbio di quanto stava succedendo e di quali sarebbero stati i prossimi passi dell'aggressore e dei pericoli imminenti.
Da molto prima, il governo degli Stati Uniti aveva deciso di usare, insieme alla pressione economica per bloccare lo sviluppo del paese, l'agressione armata diretta con la partecipazione dei gruppi terroristi radicati a La Florida e con l'appoggio delle loro poderose forze armate.
Poco tempo dopo il trionfo dei guerriglieri della Sierra Maestra, una grande quantità di quelli che accompagnavano quel pomeriggio i feretri delle vittime del bombardamento, vestivano l'uniforme delle Milizie Nazionali Rivoluzianarie e portavano i fucili con cui sarebbero andati poi alla difesa della patria.
Le parole di Fidel Castro, oltre ad esprimere il dolore e la condanna per le vite perse, raccoglievano la convinzione generalizzata del cammino a percorrere a partire da quel momento.
Erano puntellate da tutta una lunga storia di lotta per l'indipendenza e la sovranità, ostacolata in primo luogo dalle potenze coloniali e poi dall'impero nascente.
I pronunciamenti di Fidel Castro in quella storica occasione sono sati chiari: “Perché quello che non possono perdonarci gli imperialisti è che siamo qui, quello che non possono perdonarci gli imperialisti è la dignità, l'interezza, il valore, la fermezza ideologica, lo spirito di sacrificio”.
“Questo è quello che non possono perdonarci, che siamo qui davanti ai loro nasi e che abbiamo fatto una Rivoluzione socialista davanti ai propri nasi degli Stati Uniti!”
“E questa Rivoluzione non la difendiamo con mercenari; questa Rivoluzione la difendiamo con gli uomini e le donne del popolo”.
“Questa è la Rivoluzione socialista e democratica degli umili, con gli umili e per gli umili. E per questa Rivoluzione degli umili, con gli umili e per gli umili, siamo disposti a dare la vita”.
Rimaneva definito così il prima ed il dopo della Rivoluzione cubana. Per decisione propria del popolo, il socialismo era giunto all'isola ribelle.
