Rigoberta Menchù chiede ad Obama di liberare i Cinque cubani
La leader indigena guatemalteca e Premio Nobel della Pace (1992), Rigoberta Menchù, ha inviato una lettera al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, affinché liberi i Cinque cubani ancora confinati nelle carceri di questo paese.
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Prensa Latina
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La leader indigena guatemalteca e Premio Nobel della Pace (1992), Rigoberta Menchù, ha inviato una lettera al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, affinché liberi i Cinque cubani ancora confinati nelle carceri di questo paese. 

Menchù, che ha diretto la sua missiva anche al Congresso statunitense, afferma che ha seguito il caso dei Cinque cittadini cubani da 15 anni e durante questo tempo ha espresso che la sua condanna è contro un processo che non è giusto ed oggettivo. 

Posizione che appoggio –ha enfatizzato--dopo aver conosciuto che nell'anno 2005 il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite (Opinione No. 19/2005), ha dichiarato l'arbitrio della detenzione di Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez. 

Menchù ha detto di conservare la convinzione profonda che il popolo degli Stati Uniti, che voi rappresentate, si fida della sensatezza con la quale devono operare le sue istituzioni, in questione, il sistema di giustizia. 

La presidentessa della Fondazione che porta il suo nome ha sollecitato il Presidente ed il Congresso degli Stati Uniti ad adottare le misure necessarie affinché, con attaccamento ai procedimenti, giuridici, umanitari e politici si possa terminare quello che a mio giudizio, ed a giudizio di quelli che ci siamo pronunciati ed ora reiteriamo, è un'ingiustizia. 

“Nessun dubbio mi rimane e rimarrà nell'opinione pubblica che, se si deciderà da parte sua una soluzione rapida, giusta ed umanitaria, il governo, il Congresso ed il sistema di giustizia statunitense faranno onore allo spirito di giustizia del quale è portatore il popolo degli Stati Uniti”, ha concluso Menchù, che è inoltre ambasciatrice di buona volontà dell'UNESCO.