In Sudafrica hanno fiducia sulla liberazione dei Cinque cubani
Una figura emblematica nella battaglia per un mondo migliore, il padre Michael Lapsley del Sudafrica, si è dimostrato fiducioso nella liberazione dei Cinque cubani che sono prigionieri politici nelle carceri statunitensi.
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Prensa Latina
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Una figura emblematica nella battaglia per un mondo migliore, il padre Michael Lapsley del Sudafrica, si è dimostrato fiducioso nella liberazione dei Cinque cubani che sono prigionieri politici nelle carceri statunitensi. 

Con le sue abituali dimostrazioni di bontà, l'uomo che ha perso le sue due mani a causa di una lettera-bomba inviata dal regime dell'apartheid nel 1990, tre mesi dopo la liberazione di Nelson Mandela, ha sottolineato la necessità di fare giustizia. 

Ho avuto il privilegio di visitare Gerardo Hernandez in sei occasioni in due carceri differenti. Mi lascia sempre una sensazione amara e dolce, benché in realtà molto dolorosa, perché è innocente e non dovrebbe stare incarcerato, ha commentato a Prensa Latina. 

Il padre Michael, direttore dell'Institute for Healing of Memories (entità che si dedica a curare le ferite del passato obbrobrioso del Sudafrica), ha spiegato che in generale passa da tre a cinque ore con Gerardo. 

Sono molto sensibilizzato col caso dei Cinque e per tale motivo ho scritto poco tempo fa una lettera al presidente Barack Obama per chiedergli la liberazione di Gerardo, Antonio Guerrero, Ramon Labañino e Fernando Gonzalez (già Renè Gonzalez si trova in libertà). 

Sacerdote di filiazione anglicana, nato in Nuova Zelanda, si è trasferito in Sudafrica nel 1973, dove ha avuto una ricca traiettoria come attivista del Congresso Nazionale Africano (ANC per le sue sigle in inglese) di Mandela ed altri dirigenti della Nazione Arcobaleno. 

Io che ho sofferto in carne propria il terrorismo, so che Washington sta facendo una campagna contro questo flagello ma con l'ottica dei suoi interessi. Il tema dei Cinque è nettamente politico, quando agli stessi nordamericani si hanno calpestato i loro stessi diritti, ha osservato. 

Noi non c'arrendemmo mai nell'esigenza di giustizia per Nelson Mandela, ha ritardato troppo tempo, è certo, ma abbiamo ottenuto l'obiettivo. Ai lottatori cubani rimane loro lo spiraglio della solidarietà mondiale e bisogna continuare, ha concluso.