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Cina esemplifica violazioni DDHH dell'USA con blocco a Cuba
Cina ha esemplificato oggi la violazione dei diritti umani da parte degli Stati Uniti col blocco applicato per quel paese contro Cuba durante più di 50 anni.
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Prensa Latina
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Cina ha esemplificato oggi la violazione dei diritti umani da parte degli Stati Uniti col blocco applicato per quel paese contro Cuba durante più di 50 anni.
La denuncia in quel senso appare in una relazione dell'Ufficio di Informazione del Consiglio di Stato, col quale ha risposto ad un documento sui diritti umani presentato givedì per il Dipartimento di Stato riferito al 2009.
Ricorda che quella politica ha causato perdite economiche dirette per 93 mille milioni di dollari all'isola, come la risoluzione adottata nuovamente in ottobre passato per l'Assemblea Generale dell'ONU che esige mettere fine immediato al blocco.
Ampliando sul tema e l'imposizione dell'egemonia di Washington sotto “la pretesa della libertà in Internet”, afferma che in maggio passato un certo gigante informatico statunitense, mosso per le autorità di quel paese nordamericano, ha bloccato il servizio di messaggeria istantanea di Messenger in cinque nazioni, compresa Cuba.
Come si spiega, con questa risposta, che critica nuovamente la menzionata politica di Washington contro l'isola caraibica, il governo cinese si propone aiutare ai paesi del mondo a che riescano ad intendere meglio la situazione reale di questo tema degli Stati Uniti, per quello che offre abbondanti cifre, esempi e fonti.
Nell'introduzione della relazione, Cina espone che la Casa Bianca si erige un'altra volta come “giudice mondiale dei diritti umani” emettendo accuse al riguardo in più di 190 paesi e regioni, mentre fa caso negligente, ignora e perfino copre le violazioni di questi nel suo proprio territorio.
Il documento, emesso per l'undicesima occasione, comprende aspetti relazionati col diritto alla vita, la proprietà e la sicurezza personale, come i civili e politici, economici, sociali e culturali, compresi quelli delle donne ed i bambini.
Titolato Registro dei Diritti Umani degli Stati Uniti nel 2009, anche la relazione si riferisce alla discriminazione razziale e le violazioni in quel campo commesse per gli Stati Uniti contro altri paesi.
La denuncia in quel senso appare in una relazione dell'Ufficio di Informazione del Consiglio di Stato, col quale ha risposto ad un documento sui diritti umani presentato givedì per il Dipartimento di Stato riferito al 2009.
Ricorda che quella politica ha causato perdite economiche dirette per 93 mille milioni di dollari all'isola, come la risoluzione adottata nuovamente in ottobre passato per l'Assemblea Generale dell'ONU che esige mettere fine immediato al blocco.
Ampliando sul tema e l'imposizione dell'egemonia di Washington sotto “la pretesa della libertà in Internet”, afferma che in maggio passato un certo gigante informatico statunitense, mosso per le autorità di quel paese nordamericano, ha bloccato il servizio di messaggeria istantanea di Messenger in cinque nazioni, compresa Cuba.
Come si spiega, con questa risposta, che critica nuovamente la menzionata politica di Washington contro l'isola caraibica, il governo cinese si propone aiutare ai paesi del mondo a che riescano ad intendere meglio la situazione reale di questo tema degli Stati Uniti, per quello che offre abbondanti cifre, esempi e fonti.
Nell'introduzione della relazione, Cina espone che la Casa Bianca si erige un'altra volta come “giudice mondiale dei diritti umani” emettendo accuse al riguardo in più di 190 paesi e regioni, mentre fa caso negligente, ignora e perfino copre le violazioni di questi nel suo proprio territorio.
Il documento, emesso per l'undicesima occasione, comprende aspetti relazionati col diritto alla vita, la proprietà e la sicurezza personale, come i civili e politici, economici, sociali e culturali, compresi quelli delle donne ed i bambini.
Titolato Registro dei Diritti Umani degli Stati Uniti nel 2009, anche la relazione si riferisce alla discriminazione razziale e le violazioni in quel campo commesse per gli Stati Uniti contro altri paesi.
