Criticano squilibrio giuridico contro Cinque cubani incarcerati negli USA
Il caso dei Cinque antiterroristi cubani carcerati nelle carceri degli Stati Uniti dal 1998 mostra un profondo squilibrio del sistema giuridico del paese settentrionale, ha affermato l'avvocato Nuris Piñero.  “Quando rifletto su questo processo, mi confermo che esiste una mancanza di equilibrio molto grave, generata da un conflitto tra la giustizia ed il diritto”, ha dichiarato a Prensa Latina la direttrice generale degli Studi dei Servizi Speciali ed avvocato dei famigliari dei Cinque.
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Prensa Latina
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Il caso dei Cinque antiterroristi cubani carcerati nelle carceri degli Stati Uniti dal 1998 mostra un profondo squilibrio del sistema giuridico del paese settentrionale, ha affermato l'avvocato Nuris Piñero.  “Quando rifletto su questo processo, mi confermo che esiste una mancanza di equilibrio molto grave, generata da un conflitto tra la giustizia ed il diritto”, ha dichiarato a Prensa Latina la direttrice generale degli Studi dei Servizi Speciali ed avvocato dei famigliari dei Cinque. 

Fernando Gonzalez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero, Gerardo Hernandez e Renè Gonzalez compiono severe condanne per informare su piani di azioni violente contro Cuba forgiati da gruppi terroristi situati in territorio nordamericano. 

Grazie alla solidarietà internazionale, dopo aver reso pubblico il processo, le persone amanti della pace o con vocazione per la giustizia, quando ricevono informazioni su di loro si sommano alla campagna per la loro liberazione. 

Perfino -aggiunse - molti possiedono ideologie differenti alla nostra, ma il loro umanesimo gli permette di constatare come sono stati calpestati i loro diritti. 

Nel caso dei Cinque, la giustizia è stata buttata via dalla finestra perché la politica si è impadronita della sala di giustizia, col risultato che giustizia e diritto stiano in un totale conflitto, ha condannato l'avvocata. 

Contro i Cinque si presentarono 26 accuse separate, 24 di queste relativamente minori e piuttosto tecniche. 

Uno delle 24 era il non registrarsi come agenti stranieri davanti alla Procura Generale degli Stati Uniti. 

Gli accusati sono d’accordo con questa accusa, ma gli hanno impedito di spiegare che sotto una dottrina delle leggi statunitensi conosciuta come la Difesa di Necessità loro dovevano essere perdonati per non avere compiuto questo tecnicismo. 

La loro missione implicava la protezione di vite umane, evitare danni alle proprietà e prevenire atti terroristi e, secondo le leggi nordamericane, si può violare tecnicamente una regolazione stabilita dalla legge se si sta facendo il tutto per evitare un danno maggiore. 
Nessuna accusa li include nell'uso delle armi, atti violenti o distruzione della proprietà.