Zelaya conferma la volontà del dialogo per risolvere la crisi in Honduras
Il presidente costituzionale dell’Honduras, Manuel Zelaya, ha confermato la sua volontà di dialogo per risolvere pacificamente la crisi sfrenata dal golpe militare del passato 28 giugno.  Lo statista ha parlato alla moltitudine riunita davanti all'ambasciata del Brasile, dove si trova da questa mattina, ed ha confermato che continuerà la lotta fino alla restituzione dell'ordine costituzionale.
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Prensa Latina
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Il presidente costituzionale dell’Honduras, Manuel Zelaya, ha confermato la sua volontà di dialogo per risolvere pacificamente la crisi sfrenata dal golpe militare del passato 28 giugno.  Lo statista ha parlato alla moltitudine riunita davanti all'ambasciata del Brasile, dove si trova da questa mattina, ed ha confermato che continuerà la lotta fino alla restituzione dell'ordine costituzionale.
 
“Io non sto andando via. La volta scorsa mi hanno catturato disattento, addormentato, ora no”, ha detto alle migliaia dei membri del Fronte Nazionale contro il golpe di Stato che sono accorsi in quell’area della capitale, nella colonia Palmira.
 
“Rimaniamo qui”, ha esclamato, mentre i suoi simpatizzanti hanno gridato degli slogan come “Avanti, avanti, che la lotta è costante” o “Quello che non salta è un golpista”.
 
Zelaya ha proclamato un nuovo slogan davanti a suoi simpatizzanti: “Patria, restituzione o morte”, in mezzo ad una gran ovazione dei suoi seguaci.
 
“Non ci arrendiamo e cominciamo ad accumulare forze. Hanno creduto che mi fermassi alla frontiera, ma invece sono qui, vivo e vegeto”, ha affermato, riferendosi alla sua inaspettata entrata nella nazione.  

Lo statista ha elogiato la coraggiosa ed instancabile resistenza del popolo honduregno che questo lunedì compie la sua 86° giornata consecutiva, nonostante la dura repressione delle forze armate e la polizia.  

Sentiamo che siamo un popolo unito e posso confermare la frase della mia campagna elettorale: la marcia della speranza avanza incontenibile, ha assicurato.
 
Migliaia di persone rimangono nelle vicinanze dall'ambasciata del Brasile, nonostante dalle quattro del pomeriggio sia stato dichiarato lo stato di guerra, decretato per il governo de facto.  
Intanto, il presidente de facto, Roberto Micheletti, ha detto in una catena nazionale di radio e televisione che il ritorno di Zelaya non cambia la situazione del paese ed ha aggiunto che se lo ha fatto, è per consegnarsi ai tribunali.  

Nella sua allocuzione, circondato dai suoi collaboratori più vicini, imprenditori ed alti comandi delle forze armate e della polizia, non ha fatto riferimenti alla possibilità di stabilire un dialogo con Zelaya e le forze popolari.  

Un forte spiegamento di truppe dell'esercito si è osservato dal pomeriggio nei paraggi della Casa Presidenziale, mentre di notte continuano ancora i controlli alle persone che tentano di arrivare a casa loro.  

L'emittente Radio Globo ha annunciato che l'elettricità è stata tolta nella zona dove si trova l'ambasciata del Brasile e da dove trasmette il canale 36 della televisione, che si trova oscurato.

Molte persone stanno chiamando alla stazione radio per avvisare di numerose carovane che si dirigono dall'interno verso la capitale.