Cubani emigrati chiedono la liberazione dei Cinque cubani e la pace per l’isola
La responsabilità che hanno i cubani emigrati in tutto il mondo è di importanza fondamentale nella difesa del loro paese e del diritto a vivere e svilupparsi in pace, ha affermato il giornalista cubano residente a Miami, Andres Gomez. In intervista con Prensa Latina, durante l'incontro in Ecuador di compatrioti residenti in Sud America, il fondatore della Brigata Antonio Maceo, integrata da cubani negli Stati Uniti, e direttore della Rivista Areito, spiegò l'evoluzione della migrazione dell'Isola.
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Prensa Latina
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La responsabilità che hanno i cubani emigrati in tutto il mondo è di importanza fondamentale nella difesa del loro paese e del diritto a vivere e svilupparsi in pace, ha affermato il giornalista cubano residente a Miami, Andres Gomez. In intervista con Prensa Latina, durante l'incontro in Ecuador di compatrioti residenti in Sud America, il fondatore della Brigata Antonio Maceo, integrata da cubani negli Stati Uniti, e direttore della Rivista Areito, spiegò l'evoluzione della migrazione dell'Isola. 

Questa responsabilità di difendere il diritto di Cuba, commentò, noi la capimmo nel 1980, a causa dell'emigrazione del Mariel che cambiò completamente la composizione classista, sociale, dell'emigrazione cubano residente fino a quel momento negli Stati Uniti.  

Queste persone uscirono dal loro paese per le stesse ragioni che qualunque altra emigrazione tipica contemporanea, di un paese meno sviluppato verso un paese più sviluppato economicamente, puntualizzò.  

Pertanto, delimitò, le loro famiglie, nella maggioranza dei casi, rimangono a Cuba, a differenza di quelli che uscirono negli otto o 10 primi anni dalla Rivoluzione, in cui la maggioranza delle famiglie emigrò completamente.  

Gli emigranti di Mariel hanno bisogno e vogliono mantenere il contatto con le loro famiglie a Cuba, e succede così col resto dell'emigrazione cubana negli Stati Uniti ed in qualunque altra parte del mondo.  

Questa necessità, considera Gomez, fa che il governo cubano proponga in forma diversa le premesse che avevano sostenuto le politiche con quelli che eravamo andati via dal paese anteriormente al 1980.  

Il tema è stato analizzato, segnalò, e finalmente culmina a metà della decade del 1990-2000 con le prime due riunioni a L'Avana dell’emigrazione e gli accordi che portarono ad una nuova politica migratoria.  

Allora, aggregò, un settore di questa emigrazione diventa cosciente delle sue responsabilità come cubani, benché stiano fuori dal paese, nel difendere quello che è anche suo, che è Cuba, oltre alla sua nuova vita.  

Questo è il settore rappresentato in Quito nel Terzo Incontro di cubani residenti in Sud America che si riuniranno prossimamente in differenti parti del mondo allo stesso modo, e per me, ha detto, è un grande orgoglio essere stato invitato a parlarvi delle nostre esperienze.  

Il nostro lavoro negli Stati Uniti è stato concentrato a Miami, principalmente, non solo nelle Brigata Antonio Maceo, ma anche nella coalizione Alleanza Martiana che porta a capo un importante lavoro contro l'aggressione permanente a Cuba e contro il terrorismo.  

Inoltre, aggregò, nelle campagne contro il bloqueo all'Isola, per la libertà dei Cinque cubani prigionieri politici negli Stati Uniti, che sappiamo innocenti delle accuse di spionaggio contro questo paese, per le quali sono stati condannati ad assurde pene.  

Consideriamo, puntualizzò, che il lavoro che stiamo facendo durante i 35 anni che compie la Brigata Antonio Maceo il prossimo 2012, è una continuazione del lavoro che hanno fatto i compagni della Casa delle Americhe di New York.  

Loro portarono a termine il loro compito, noi portiamo a termine il nostro, enfatizzò Gomez, e ci corrisponde un lavoro molto difficile che siamo stati e stiamo sviluppando al massimo delle nostre capacità.