Insiste Cuba nella riforma profonda Consiglio Sicurezza dell'ONU
Cuba ha insistito oggi nella necessità di una riforma urgente e profonda del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, con un ampliamento del numero dei suoi membri e la trasformazione dei suoi metodi di lavoro. 
Fonte
Prensa Latina
Data
Cuba ha insistito oggi nella necessità di una riforma urgente e profonda del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, con un ampliamento del numero dei suoi membri e la trasformazione dei suoi metodi di lavoro. 

Non potrà esistere una vera riforma delle Nazioni Unite fino a quando non si riformi il Consiglio di Sicurezza, ha affermato il rappresentante permanente alterno dell'isola davanti alle Nazioni Unite, Rodolfo Benitez. 

Il diplomatico cubano ha affermato che l'incremento del numero di integranti di questo organo deve abbracciare entrambe le categorie (permanenti e non permanenti) e che l'aumento principale deve corrispondere alle nazioni in via di sviluppo dell'Africa, Asia ed America Latina ed i Caraibi. 

Con questo motivo, ha proposto che tra i membri permanenti si aggiungano, come minimo, due paesi di ognuna di queste regioni e che la quantità totale di seggi sia non minore di 26. 

Non appoggeremo nessuna proposta che vada in detrimento di una rappresentazione giusta degli Stati in via di sviluppo dentro il Consiglio, ha segnalato nella sessione iniziale della quarta ronda di negoziazioni tra i governi sulla riforma di questa organo. 
Ugualmente, ha chiarito che gli scanni in entrambe le classificazioni devono avere le stesse prerogative e diritti che gli attuali, compreso il veto, ed ha messo in allerta che Cuba non favorisce la creazione di altre categorie dentro il Consiglio. 

Ha precisato anche che il suo paese non si oppone alla possibilità di rielezione immediata dei membri non permanenti. 

Benitez ha sottolineato l'ampia coincidenza esistente dentro l'ONU sulla necessità di riformare il Consiglio, modificazione che non può continuare ad essere un obiettivo continuamente posposto e relegato. 

Al rispetto, ha fatto un appello per evitare che il processo di negoziazione finisca convertito in una reiterazione delle deliberazioni che per più di 15 anni hanno avuto luogo nel denominato gruppo di lavoro dell'Assemblea Generale, senza arrivare a nessun risultato.