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Cuba risalta il caso dei Cinque antiterroristi a Ginevra
Cuba ha messo in rilievo a Ginevra il caso dei Cinque antiterroristi che sono già arrivati a 11 anni di prigionia negli Stati Uniti, dopo un processo che ha definito come “tortuoso, arbitrario ed ingiusto” in varie fasi.
Fonte
Prensa Latina
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Cuba ha messo in rilievo a Ginevra il caso dei Cinque antiterroristi che sono già arrivati a 11 anni di prigionia negli Stati Uniti, dopo un processo che ha definito come “tortuoso, arbitrario ed ingiusto” in varie fasi. Il delegato cubano, Resfel Pino, nel suo intervento al dodicesimo periodo di sessioni del Consiglio dei Diritti Umani (CDH) delle Nazioni Unite, ha sottolineato il tema dei Cinque, che è già stato denunciato più volte in questa sede.
Per quanto riguarda il rapporto dell'Alto Commissario del CDH, che ha considerato esauriente e dettagliato nei differenti aspetti sui diritti umani, il diplomatico ha sottolineato che resta ancora molto da fare sulle priorità di sviluppo economico, sociale e culturale.
Sul caso di Fernando Gonzalez, Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero e Renè Gonzalez, i Cinque cubani, ha ricordato che la loro prigionia è stata dichiarata illegale dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie del Consiglio.
“Dopo un processo tortuoso ed arbitrario, il 15 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di ignorare il clamore universale di riesaminare il caso. I giudici hanno preferito fare quello che il governo gli ha chiesto”, ha aggiunto Pino.
Hanno trascurato i solidi argomenti presentati dalla difesa, oltre ad una dozzina di amicus curiae presentati da 10 Premi Nobel, organi legislativi, parlamentari, giuristi provenienti da molti paesi, tra cui gli Stati Uniti, tra gli altri.
Il rappresentante dell'Isola ha sottolineato che il trattamento ingiusto e vendicativo contro i Cinque colpisce anche i loro familiari, “che affrontano numerosi ostacoli per esercitare il loro diritto di visita”.
Gli esempi più gravi sono quelli di Adriana Perez e Olga Salanueva, mogli di Gerardo e Renè, alle quali hanno ripetutamente negato il visto per visitare i loro mariti, con i pretesti più assurdi, ha aggiunto.
“È difficile capire quale tipo di minaccia rappresentano due donne per la sicurezza di uno degli imperi più potenti che si siano conosciuti nella storia”, ha detto Pino.
Per quanto riguarda il rapporto dell'Alto Commissario del CDH, che ha considerato esauriente e dettagliato nei differenti aspetti sui diritti umani, il diplomatico ha sottolineato che resta ancora molto da fare sulle priorità di sviluppo economico, sociale e culturale.
Sul caso di Fernando Gonzalez, Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero e Renè Gonzalez, i Cinque cubani, ha ricordato che la loro prigionia è stata dichiarata illegale dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie del Consiglio.
“Dopo un processo tortuoso ed arbitrario, il 15 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di ignorare il clamore universale di riesaminare il caso. I giudici hanno preferito fare quello che il governo gli ha chiesto”, ha aggiunto Pino.
Hanno trascurato i solidi argomenti presentati dalla difesa, oltre ad una dozzina di amicus curiae presentati da 10 Premi Nobel, organi legislativi, parlamentari, giuristi provenienti da molti paesi, tra cui gli Stati Uniti, tra gli altri.
Il rappresentante dell'Isola ha sottolineato che il trattamento ingiusto e vendicativo contro i Cinque colpisce anche i loro familiari, “che affrontano numerosi ostacoli per esercitare il loro diritto di visita”.
Gli esempi più gravi sono quelli di Adriana Perez e Olga Salanueva, mogli di Gerardo e Renè, alle quali hanno ripetutamente negato il visto per visitare i loro mariti, con i pretesti più assurdi, ha aggiunto.
“È difficile capire quale tipo di minaccia rappresentano due donne per la sicurezza di uno degli imperi più potenti che si siano conosciuti nella storia”, ha detto Pino.
