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Cuba seguirà la battaglia per il ritorno dei Cinque
Miguel Alvarez, consulente del presidente dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ha assicurato che la lotta legale per il ritorno alla patria dei Cinque, proseguirà fino a raggiungere la sua missione. Davanti alla Commissione di Relazioni Internazionali (RI) del Parlamento, riunita nel Palazzo delle Convenzioni de L'Avana, il funzionario informò che il processo di presentazione delle risorse di Appelli Collaterali, conosciuti come “Habeas Corpus”, si è concluso per Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero e Renè Gonzalez, e si trovano pendenti dalla decisione della giudice Joan Lenard, della Florida.
Fonte
Prensa Latina
Data
Miguel Alvarez, consulente del presidente dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ha assicurato che la lotta legale per il ritorno alla patria dei Cinque, proseguirà fino a raggiungere la sua missione. Davanti alla Commissione di Relazioni Internazionali (RI) del Parlamento, riunita nel Palazzo delle Convenzioni de L'Avana, il funzionario informò che il processo di presentazione delle risorse di Appelli Collaterali, conosciuti come “Habeas Corpus”, si è concluso per Gerardo Hernandez, Antonio Guerrero e Renè Gonzalez, e si trovano pendenti dalla decisione della giudice Joan Lenard, della Florida.
Specificò che per Fernando Gonzalez e Ramon Labañino, tale processo di presentazione dell'appello finirà solo il prossimo 15 febbraio, ed in seguito aspetteremo ugualmente per il verdetto della magistrata.
Ha affermato che gli avvocati difensori di questi lottatori ignorano quale sarà la decisione di questa rappresentante della giustizia statunitense, né quando la prenderà, perchè la legislazione di questo paese non stabilisce un termine di tempo esatto per il pronunciamento.
Ha assicurato che, nonostante, i giuristi che lavorano a beneficio di questi patrioti, e Cuba tutta, sono preparati per ricorrere, in caso che si tratti di una decisione sfavorevole.
Segnalò che, se la petizione di Gerardo fosse accettata tale e come è stata fatta, gli darebbe diritto ad essere presente in un'udienza nella quale lui potrebbe dichiarare, attestare e presentare testimoni.
E’ importante ricordare che, in caso che la magistrata si pronunciasse a beneficio di tale mozione, significherebbe un avanzamento sostanziale a favore della liberazione dell'antiterrorista, ingiustamente condannato.
Parlando questo mercoledì davanti ai 27 deputati integranti della Commissione di RI, Alvarez si riferì all'arbitraria decisione che pesa su Renè, liberato il passato 7 ottobre e sul quale pesa un regime di “libertà vigilata” che lo mantiene in suolo statunitense per tre anni, addizionali ai 13 che scontò per colpa di un’assurda condanna.
Ricordò che l'azione presentata per modificare queste condizioni risultò già respinta dalla giudice e nei prossimi mesi si insisterà in una nuova mozione.
Specificò che per Fernando Gonzalez e Ramon Labañino, tale processo di presentazione dell'appello finirà solo il prossimo 15 febbraio, ed in seguito aspetteremo ugualmente per il verdetto della magistrata.
Ha affermato che gli avvocati difensori di questi lottatori ignorano quale sarà la decisione di questa rappresentante della giustizia statunitense, né quando la prenderà, perchè la legislazione di questo paese non stabilisce un termine di tempo esatto per il pronunciamento.
Ha assicurato che, nonostante, i giuristi che lavorano a beneficio di questi patrioti, e Cuba tutta, sono preparati per ricorrere, in caso che si tratti di una decisione sfavorevole.
Segnalò che, se la petizione di Gerardo fosse accettata tale e come è stata fatta, gli darebbe diritto ad essere presente in un'udienza nella quale lui potrebbe dichiarare, attestare e presentare testimoni.
E’ importante ricordare che, in caso che la magistrata si pronunciasse a beneficio di tale mozione, significherebbe un avanzamento sostanziale a favore della liberazione dell'antiterrorista, ingiustamente condannato.
Parlando questo mercoledì davanti ai 27 deputati integranti della Commissione di RI, Alvarez si riferì all'arbitraria decisione che pesa su Renè, liberato il passato 7 ottobre e sul quale pesa un regime di “libertà vigilata” che lo mantiene in suolo statunitense per tre anni, addizionali ai 13 che scontò per colpa di un’assurda condanna.
Ricordò che l'azione presentata per modificare queste condizioni risultò già respinta dalla giudice e nei prossimi mesi si insisterà in una nuova mozione.
