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Il Comandante in Capo con i giornalisti venezuelani
“Se Obama non preme il grilletto perché c’è un’opinione mondiale con tutte le potenze ad esigere che non ci sia nessuna guerra, allora i signori israeliani non si azzarderanno a sparare missili per conto loro”, ha affermato il Comandante in Capo Fidel Castro in un’intervista concessa ai giornalisti venezuelani Vanessa Davis, Andrés Izarra, Walter Martínez e Mario Silva, trasmessa il 9 agosto dalla Mesa Redonda della Televisione e Radio cubane, TeleSur, e Venezolana de Televisión.
Fonte
Prensa Latina
Data
“Se Obama non preme il grilletto perché c’è un’opinione mondiale con tutte le potenze ad esigere che non ci sia nessuna guerra, allora i signori israeliani non si azzarderanno a sparare missili per conto loro”, ha affermato il Comandante in Capo Fidel Castro in un’intervista concessa ai giornalisti venezuelani Vanessa Davis, Andrés Izarra, Walter Martínez e Mario Silva, trasmessa il 9 agosto dalla Mesa Redonda della Televisione e Radio cubane, TeleSur, e Venezolana de Televisión.
Le minacce di guerra contro l’Iran, il pericolo nucleare che suscitano, il ruolo delle grandi potenze, la situazione tra Colombia e Venezuela, le attuali sfide ambientali, il caso dei Cinque Eroi ingiustamente incarcerati negli Stati Uniti, la battaglia di idee, le lezioni della storia ed il mondo nuovo che si dovrà costruire, sono stati solo alcuni dei temi analizzati dal leader della Rivoluzione cubana.
“Prima ero più pessimista. Poi ho continuato a pensare e ho visto la possibilità di salvare la pace, e di evitare la guerra nucleare”, ha risposto Fidel ad una domanda di Vanessa Davis.
“Mi sono detto – ha aggiunto – quali sono i meccanismi mediante i quali si scatena la guerra nucleare? Allora ho capito che devono passare per la decisione di un uomo (Barack Obama), il cui potere è piuttosto relativo per due ragioni.
Fidel ha considerato il Presidente statunitense un caso eccezionale: un uomo afro-americano che arriva alla Presidenza degli Stati Uniti, cosa mai vista né prevista. È cristiano, ma di origine africana, con un padre nato in un popolo mussulmano. Si tratta di un uomo che indiscutibilmente non è un assassino – ha aggiunto dopo – non è un individuo che sta augurando il male agli altri, è un politico, ha studiato, ha cultura.
Poi ha commentato di aver letto un libro di Obama dal titolo “I sogni di mio padre”, perché voleva sapere com’era quest’uomo. Non c’era, allora, nessuno dei problemi attuali, ma era un avversario e volevo sapere com’era”, ha detto di averlo studiato bene, “fino a dove si può studiare una persona, e che non presentava nessuna delle caratteristiche che lo potessero convertire in un assassino, qualcuno che sperimentasse piacere, una specie di Nerone”.
Il leader cubano ha scartato qualsiasi possibilità di conflitto in America Latina: “In Iran la guerra diventa nucleare, e spariscono tutte le cause che originano gli interventi che abbiamo conosciuto finora”.
Israele è l’unico che non cercherebbe di persuadere Obama a non scatenare la guerra
Fidel ha avvisato che Israele è l’unico che non cercherebbe di dissuadere Obama a non scatenare la guerra, perché è troppo arrogante e molto prepotente.
Alla domanda “Cosa si sta facendo dalla Russia e dalla Cina per evitare il conflitto nucleare”, Fidel ha risposto: “Se ne sapessi molto, non avrei il diritto di dirlo. Conosco quello che penso, e so per fatti concreti che sono molto preoccupati, che pensano. È gente che desidera la pace più di chiunque altro, e stanno agendo”.
Dopo essersi riferito alla catastrofe che sta soffrendo la Russia, ha detto che Cuba potrebbe offrire collaborazione medica se la sollecitassero.
“Se chiedono 100 medici, se ne chiedono 300, glieli possiamo inviare, perché fortunatamente, il nostro paese dispone di persone che sono state preparate nel corso degli anni”.
Alla domanda “Considera probabile che la Colombia attacchi il Venezuela”, il leader cubano ha risposto che non esiste la più remota possibilità che questo avvenga. “Prima di tutto perché non interessa loro, secondo perché non possono, terzo perché non vogliono, quarto perché sanno che le conseguenze sarebbero disastrose”.
Più avanti ha insistito sul fatto che l’imperialismo esaurirà tutti i suoi sforzi per rovesciare la Rivoluzione Bolivariana, usando l’altra artiglieria: la pubblicità e la menzogna.
Vanessa Davis ha poi ripreso un pensiero di Fidel, nel quale lo stesso assicurava che né l’Imperio, né la rivoluzione raggiungeranno il potere attraverso le armi, e gli ha chiesto di spiegare quali sono le armi per fare la rivoluzione.
“Divulgare la verità”, ha risposto il Comandante in Capo. “Io credo che voi abbiate l’arma nucleare tra le vostre mani, ideologica, e se vincete questa battaglia, avrete rovesciato il regime”.
Walter Martínez gli ha quindi chiesto di commentare il potere della comunicazione in un mondo inter-connesso via satellite e a tempo reale.
“Il potere della comunicazione – ha spiegato Fidel – è stato nelle mani dell’imperio, che lo ha usato e ne ha abusato. Hanno fabbricato il potere che hanno attraverso tutti i mezzi, e volevano conservarlo, ma non ce l’hanno fatta, quindi adesso devono rassegnarsi”.
Andrés Izarra, Presidente di TeleSur, ha chiesto a Fidel le sue opinioni rispetto al processo elettorale che avviene in Venezuela.
“Io credo che stiano facendo assolutamente la cosa giusta – ha risposto – le verità, le spiegazioni che dà Chávez di quello che è il socialismo, e quello che ha voluto dire per milioni di persone in ogni senso”.
Di fronte ad un’affermazione di Silva relativa all’inefficacia del capitalismo come sistema, Fidel ha assicurato: “Appartiene alla preistoria. Risulta che Marx aveva tutta la ragione”.
Martínez, conduttore del Programma Dossier, gli ha di nuovo domandato se credeva che la guerra sarebbe scoppiata al tentativo di ispezionare le navi iraniane, ed il leader cubano ha risposto: “Sì, e tale data non la possono dilatare, perché vorrebbe dire ritirarsi. È un punto obbligato, o lo si raggiunge, o ce ne si va. Se ci si arriva, è la guerra, se ce ne si va, è la sconfitta”.
“Ma non sarebbe né la guerra né la sconfitta se (Obama) è cosciente della decisione che sta per prendere”, ha aggiunto subito dopo.
“Tutto dipende da Obama?”, ha chiesto Silva.
“Da noi, che lo dobbiamo persuadere”, ha risposto Fidel.
In relazione all’esperienza di Cuba nella Guerra Fredda, Vanessa ha voluto sapere quali lezioni ha tratto la piccola Isola da quelle sfide.
“Beh, della guerra fredda ci è toccato sopportare il blocco, e soffrirne tutte le conseguenze. Ma si potemmo anche dimostrare che era possibile resistere, ed i latinoamericani devono pensare allo stesso modo, c’è un potenziale enorme nelle masse, che è possibile raggiungere a giustizia, la liberazione reale, vera”.
In nome degli utenti di Twitter che stavano seguendo l’intervista, Izarra ha chiesto se gli aguzzini di Washington non cercheranno di uccidere Obama come fecero nel passato con John F. Kennedy, e Fidel ha affermato “Sì, ovviamente, il fatto che non lo abbiano ancora assassinato è solo fortuito, perché l’hanno già fatto”.
E poi ha considerato: “Ma non credo che lo faranno adesso. Ad ogni modo è meglio che si tuteli, che non si fidi troppo, perché possono avvenire cose assurde, irrazionali”.
Le minacce di guerra contro l’Iran, il pericolo nucleare che suscitano, il ruolo delle grandi potenze, la situazione tra Colombia e Venezuela, le attuali sfide ambientali, il caso dei Cinque Eroi ingiustamente incarcerati negli Stati Uniti, la battaglia di idee, le lezioni della storia ed il mondo nuovo che si dovrà costruire, sono stati solo alcuni dei temi analizzati dal leader della Rivoluzione cubana.
“Prima ero più pessimista. Poi ho continuato a pensare e ho visto la possibilità di salvare la pace, e di evitare la guerra nucleare”, ha risposto Fidel ad una domanda di Vanessa Davis.
“Mi sono detto – ha aggiunto – quali sono i meccanismi mediante i quali si scatena la guerra nucleare? Allora ho capito che devono passare per la decisione di un uomo (Barack Obama), il cui potere è piuttosto relativo per due ragioni.
Fidel ha considerato il Presidente statunitense un caso eccezionale: un uomo afro-americano che arriva alla Presidenza degli Stati Uniti, cosa mai vista né prevista. È cristiano, ma di origine africana, con un padre nato in un popolo mussulmano. Si tratta di un uomo che indiscutibilmente non è un assassino – ha aggiunto dopo – non è un individuo che sta augurando il male agli altri, è un politico, ha studiato, ha cultura.
Poi ha commentato di aver letto un libro di Obama dal titolo “I sogni di mio padre”, perché voleva sapere com’era quest’uomo. Non c’era, allora, nessuno dei problemi attuali, ma era un avversario e volevo sapere com’era”, ha detto di averlo studiato bene, “fino a dove si può studiare una persona, e che non presentava nessuna delle caratteristiche che lo potessero convertire in un assassino, qualcuno che sperimentasse piacere, una specie di Nerone”.
Il leader cubano ha scartato qualsiasi possibilità di conflitto in America Latina: “In Iran la guerra diventa nucleare, e spariscono tutte le cause che originano gli interventi che abbiamo conosciuto finora”.
Israele è l’unico che non cercherebbe di persuadere Obama a non scatenare la guerra
Fidel ha avvisato che Israele è l’unico che non cercherebbe di dissuadere Obama a non scatenare la guerra, perché è troppo arrogante e molto prepotente.
Alla domanda “Cosa si sta facendo dalla Russia e dalla Cina per evitare il conflitto nucleare”, Fidel ha risposto: “Se ne sapessi molto, non avrei il diritto di dirlo. Conosco quello che penso, e so per fatti concreti che sono molto preoccupati, che pensano. È gente che desidera la pace più di chiunque altro, e stanno agendo”.
Dopo essersi riferito alla catastrofe che sta soffrendo la Russia, ha detto che Cuba potrebbe offrire collaborazione medica se la sollecitassero.
“Se chiedono 100 medici, se ne chiedono 300, glieli possiamo inviare, perché fortunatamente, il nostro paese dispone di persone che sono state preparate nel corso degli anni”.
Alla domanda “Considera probabile che la Colombia attacchi il Venezuela”, il leader cubano ha risposto che non esiste la più remota possibilità che questo avvenga. “Prima di tutto perché non interessa loro, secondo perché non possono, terzo perché non vogliono, quarto perché sanno che le conseguenze sarebbero disastrose”.
Più avanti ha insistito sul fatto che l’imperialismo esaurirà tutti i suoi sforzi per rovesciare la Rivoluzione Bolivariana, usando l’altra artiglieria: la pubblicità e la menzogna.
Vanessa Davis ha poi ripreso un pensiero di Fidel, nel quale lo stesso assicurava che né l’Imperio, né la rivoluzione raggiungeranno il potere attraverso le armi, e gli ha chiesto di spiegare quali sono le armi per fare la rivoluzione.
“Divulgare la verità”, ha risposto il Comandante in Capo. “Io credo che voi abbiate l’arma nucleare tra le vostre mani, ideologica, e se vincete questa battaglia, avrete rovesciato il regime”.
Walter Martínez gli ha quindi chiesto di commentare il potere della comunicazione in un mondo inter-connesso via satellite e a tempo reale.
“Il potere della comunicazione – ha spiegato Fidel – è stato nelle mani dell’imperio, che lo ha usato e ne ha abusato. Hanno fabbricato il potere che hanno attraverso tutti i mezzi, e volevano conservarlo, ma non ce l’hanno fatta, quindi adesso devono rassegnarsi”.
Andrés Izarra, Presidente di TeleSur, ha chiesto a Fidel le sue opinioni rispetto al processo elettorale che avviene in Venezuela.
“Io credo che stiano facendo assolutamente la cosa giusta – ha risposto – le verità, le spiegazioni che dà Chávez di quello che è il socialismo, e quello che ha voluto dire per milioni di persone in ogni senso”.
Di fronte ad un’affermazione di Silva relativa all’inefficacia del capitalismo come sistema, Fidel ha assicurato: “Appartiene alla preistoria. Risulta che Marx aveva tutta la ragione”.
Martínez, conduttore del Programma Dossier, gli ha di nuovo domandato se credeva che la guerra sarebbe scoppiata al tentativo di ispezionare le navi iraniane, ed il leader cubano ha risposto: “Sì, e tale data non la possono dilatare, perché vorrebbe dire ritirarsi. È un punto obbligato, o lo si raggiunge, o ce ne si va. Se ci si arriva, è la guerra, se ce ne si va, è la sconfitta”.
“Ma non sarebbe né la guerra né la sconfitta se (Obama) è cosciente della decisione che sta per prendere”, ha aggiunto subito dopo.
“Tutto dipende da Obama?”, ha chiesto Silva.
“Da noi, che lo dobbiamo persuadere”, ha risposto Fidel.
In relazione all’esperienza di Cuba nella Guerra Fredda, Vanessa ha voluto sapere quali lezioni ha tratto la piccola Isola da quelle sfide.
“Beh, della guerra fredda ci è toccato sopportare il blocco, e soffrirne tutte le conseguenze. Ma si potemmo anche dimostrare che era possibile resistere, ed i latinoamericani devono pensare allo stesso modo, c’è un potenziale enorme nelle masse, che è possibile raggiungere a giustizia, la liberazione reale, vera”.
In nome degli utenti di Twitter che stavano seguendo l’intervista, Izarra ha chiesto se gli aguzzini di Washington non cercheranno di uccidere Obama come fecero nel passato con John F. Kennedy, e Fidel ha affermato “Sì, ovviamente, il fatto che non lo abbiano ancora assassinato è solo fortuito, perché l’hanno già fatto”.
E poi ha considerato: “Ma non credo che lo faranno adesso. Ad ogni modo è meglio che si tuteli, che non si fidi troppo, perché possono avvenire cose assurde, irrazionali”.