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In Panama acquarelli di Tony Guerrero: “Yo me muero como vivì”
Un'esposizione di 15 acquarelli dipinti da Antonio Guerrero, carcerato ingiustamente negli Stati Uniti, uno dei Cinque cubani, è stata inaugurata oggi nella Galleria d’Arte della Facoltà di Diritto dell'Università del Panama da sua sorella Maria Eugenia.
Fonte
Prensa Latina
Data
Un'esposizione di 15 acquarelli dipinti da Antonio Guerrero, carcerato ingiustamente negli Stati Uniti, uno dei Cinque cubani, è stata inaugurata oggi nella Galleria d’Arte della Facoltà di Diritto dell'Università del Panama da sua sorella Maria Eugenia.
Si tratta di un'angosciosa e drammatica cronaca che narra in linee, forme e colori la sopravvivenza, più che il vissuto, di Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, il proprio Tony, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez, in quei 17 mesi che hanno passato confinati nel “buco”, la cella tristemente celebre di punizione del Centro Federale di Detenzione di Miami.
Come ha detto Tony, le 15 immagini che proiettano una visione da dentro verso l’esterno, hanno in comune ricordi incancellabili per loro dell'ingiusto e crudele trattamento che hanno ricevuto dal primo giorno del loro arresto, il 12 settembre 1998.
Tra il primo quadro col grottesco ricevimento di un copriletto ed un rotolo di carta igienica, fino all'ultimo che parla di malattia per il maltrattamento, lo stress che provoca l'ingiustizia, e la mancanza di attenzione medica, hanno provocato 15 anni di sofferenza, ma anche di un'interezza ed eroismo antologici.
Tony ha voluto fare questo numero di acquarelli perché l'anno che ha concretato l'idea, il 2013, si realizzavano 15 anni di prigione brutale, ingiusta, illegittima ed inumana, ed in una sintesi invidiabile descrive come in quel lungo tempo hanno rubato i loro nomi con l'intenzione di cancellare le loro identità e trasformarli in numeri.
Ma che paradosso, i numeri che trascesero la storia non sono quelli che hanno assegnato in prigione, ma quelli che sono sorti dall'unione infrangibile dei Cinque per esprimere che Gerardo, Ramon, Tony, Fernando e Renè, sono uno e tutti contemporaneamente.
Questi disegni, creati con la meticolosità del pensatore affinché non scappi nessun dettaglio che possa lasciare incompleta la storia, hanno la virtù di ingigantire ancora di più l'ammirazione per questi uomini fedeli al loro inno e titolo dell'esposizione di Tony: Io muoio come ho vissuto.
Si tratta di un'angosciosa e drammatica cronaca che narra in linee, forme e colori la sopravvivenza, più che il vissuto, di Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, il proprio Tony, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez, in quei 17 mesi che hanno passato confinati nel “buco”, la cella tristemente celebre di punizione del Centro Federale di Detenzione di Miami.
Come ha detto Tony, le 15 immagini che proiettano una visione da dentro verso l’esterno, hanno in comune ricordi incancellabili per loro dell'ingiusto e crudele trattamento che hanno ricevuto dal primo giorno del loro arresto, il 12 settembre 1998.
Tra il primo quadro col grottesco ricevimento di un copriletto ed un rotolo di carta igienica, fino all'ultimo che parla di malattia per il maltrattamento, lo stress che provoca l'ingiustizia, e la mancanza di attenzione medica, hanno provocato 15 anni di sofferenza, ma anche di un'interezza ed eroismo antologici.
Tony ha voluto fare questo numero di acquarelli perché l'anno che ha concretato l'idea, il 2013, si realizzavano 15 anni di prigione brutale, ingiusta, illegittima ed inumana, ed in una sintesi invidiabile descrive come in quel lungo tempo hanno rubato i loro nomi con l'intenzione di cancellare le loro identità e trasformarli in numeri.
Ma che paradosso, i numeri che trascesero la storia non sono quelli che hanno assegnato in prigione, ma quelli che sono sorti dall'unione infrangibile dei Cinque per esprimere che Gerardo, Ramon, Tony, Fernando e Renè, sono uno e tutti contemporaneamente.
Questi disegni, creati con la meticolosità del pensatore affinché non scappi nessun dettaglio che possa lasciare incompleta la storia, hanno la virtù di ingigantire ancora di più l'ammirazione per questi uomini fedeli al loro inno e titolo dell'esposizione di Tony: Io muoio come ho vissuto.
