Playa Giron: vittoria anche sulle bugie statunitensi
Per quanto corra la bugia, alla fine la verità sempre la raggiunge, condanna in Cuba un vecchio proverbio, il cui significato può vincolarsi oggi con un'aggressione mercenaria successa mezzo secolo fa.
Fonte
Prensa Latina
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Per quanto corra la bugia, alla fine la verità sempre la raggiunge, condanna in Cuba un vecchio proverbio, il cui significato può vincolarsi oggi con un'aggressione mercenaria successa mezzo secolo fa.  Come preambolo dell'attacco a Playa Giron, otto aeroplani B-26, con le insegne della Forza Aerea Rivoluzionaria e l'insegna nazionale, bombardarono l'isola caraibica, ed invece di difendere un popolo vittorioso si scagliarono contro lui.
 
La carica di morte di quelle aeronavi trovò il bersaglio in tre aeroporti: uno nel municipio de L'Avana di San Antonio de los Baños, un altro in questa capitale e l'ultimo nell'orientale città di Santiago di Cuba. 

Il proposito degli aggressori era distruggere gli aeroplani in terra e privare la maggiore delle Antille di quei mezzi utili per la sua difesa davanti all'invasione a Playa Giron, conosciuta nei circoli politici di Washington come Baia dei Porci, che sarebbe accaduta poco dopo. 

Quell'alba del 15 aprile 1961, artiglieri, piloti e meccanici cubani occuparono rapidamente i loro posti e molti giovani misero a funzionare tutti i pezzi antiaerei in questione di secondi.
 
D’accordo con le testimonianze dei protagonisti di questi eventi una decisione occupava le loro menti: difendere fino alle ultime conseguenze l'indipendenza e la sovranità conquistate con molto sangue, sudore e sacrificio. 

Benché per i cubani fosse molto chiaro dagli inizi l'intervento degli Stati Uniti negli eventi, posteriori dichiarazioni dei mercenari e rivelazioni della CIA confermarono la responsabilità di Washington. 
In una lettera inviata nel 1961 al Consiglio di Sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, Pedro Armas ha assicurato che partecipò all'invasione a Cuba dopo essere stato allenato in Guatemala da istruttori statunitensi, vari di loro della CIA. 

Un altro degli aggressori manifestò dopo essere stato arrestato che fu reclutato in territorio nordamericano ed addestrato militarmente in detta nazione centroamericana per prendere parte allo sbarco di Playa Giron. 

Tuttavia, Washington si impegnava ad affermare la sua carenza di vincoli con l'invasione, sconfitta in meno di 72 ore, ancora quando a Cuba eccedevano prove irrefutabili per assicurare il contrario.
 
Documenti resi noti dal governo nordamericano confermarono in luglio del 1999 la veracità storica della domanda giudiziaria cubana circa l'organizzazione e finanziamento dell'operazione coperta dagli Stati Uniti. 

Gli sforzi per occultare la partecipazione della Casa Bianca fu un segreto di pulcinella dallo stesso inizio della chiamata Operazione Mangusta, che ammise nelle sue memorie l'ex presidente statunitense Dwight D. Einsenhower. 

Questo mandatario repubblicano assicurò avere dato ordini precisi alla CIA per l'aggressione il cui visto buono definitivo lo ha consesso il dignitario democratico John F. Kennedy dopo assumere il potere.