Notícias
The New York Times: notevole il lavoro di Cuba nella lotta contro il colera in Haiti
In un articolo pubblicato lunedì 7, il The New York Times ha riconosciuto che, con l’epidemia di colera che continua in Haiti, la missione medica cubana continua a lavorare, guadagnandosi gli elogi dei donanti e dei diplomatici per mantenersi ferma nella prima linea di combattimento e per il suo ampio sforzo di far rinascere in questo paese il distrutto sistema d’assistenza sanitaria pubblica.
Fonte
Granma Internacional
Data
In un articolo pubblicato lunedì 7, il The New York Times ha riconosciuto che, con l’epidemia di colera che continua in Haiti, la missione medica cubana continua a lavorare, guadagnandosi gli elogi dei donanti e dei diplomatici per mantenersi ferma nella prima linea di combattimento e per il suo ampio sforzo di far rinascere in questo paese il distrutto sistema d’assistenza sanitaria pubblica.
Paul Farmer, inviato speciale delle Nazioni Unite in Haiti e fondatore di ‘Partners in Health’, ha detto che i cubani sono stati coloro che hanno dato l’importante allarme iniziale sull’epidemia, aiutando a mobilitare i funzionari della sanità e a ridurre la quantità di morti, ha segnalato il quotidiano.
Inoltre, dopo che il tasso di mortalità ha superato l’apice e l’attenzione del mondo è diminuita significativamente, Farmer ha indicato che, mentre la metà delle ONG’s sono scomparse, i cubani sono sempre lì.
Nel 2011, il colera ha ucciso 6.600 persone ed ha colpito più di 476.000 haitiani, quasi il 5 % dei 10 milioni di abitanti di questa nazione.
I funzionari della ONU lo considerano il tasso il più alto di colera nel mondo.
Cento medici cubani andarono a lavorare in Haiti nel 1998, dopo il passaggio dell’uragano Mitch e da quel giorno Cuba è sempre stata presente con i suoi specialisti in questa nazione fraterna. Cuba da cinque decenni mantiene un programma che stabilisce missioni mediche internazionali.
Paul Farmer, inviato speciale delle Nazioni Unite in Haiti e fondatore di ‘Partners in Health’, ha detto che i cubani sono stati coloro che hanno dato l’importante allarme iniziale sull’epidemia, aiutando a mobilitare i funzionari della sanità e a ridurre la quantità di morti, ha segnalato il quotidiano.
Inoltre, dopo che il tasso di mortalità ha superato l’apice e l’attenzione del mondo è diminuita significativamente, Farmer ha indicato che, mentre la metà delle ONG’s sono scomparse, i cubani sono sempre lì.
Nel 2011, il colera ha ucciso 6.600 persone ed ha colpito più di 476.000 haitiani, quasi il 5 % dei 10 milioni di abitanti di questa nazione.
I funzionari della ONU lo considerano il tasso il più alto di colera nel mondo.
Cento medici cubani andarono a lavorare in Haiti nel 1998, dopo il passaggio dell’uragano Mitch e da quel giorno Cuba è sempre stata presente con i suoi specialisti in questa nazione fraterna. Cuba da cinque decenni mantiene un programma che stabilisce missioni mediche internazionali.
