Articoli e Riflessioni
Sappiamo già di questa curiosa visita di Bush nella capitale albanese. Nell’occasione, si è risolutamente pronunciato per l’indipendenza del Kosovo, senza alcun rispetto per gli interessi della Serbia, della Russia e di diversi paesi europei, sensibili al destino della provincia che è stata scenario dell’ultima guerra della NATO. Ha ingiunto alla Serbia che riceverà aiuti economici se appoggerà l’indipendenza del Kosovo, dove è nata la cultura di quel paese. Prendere o lasciare!
Non mi piace l’idea di sembrare una persona vendicativa e desiderosa d’incalzare un avversario. Mi ero ripromesso d’aspettare un po’ per vedere l’evoluzione delle contraddizioni tra Bush ed i suoi alleati europei sul vitale tema del cambio climatico. George Bush è però andato fuori misura rilasciando una dichiarazione che abbiamo appreso venerdì scorso da una nota dell’agenzia AP. Il Presidente degli Stati Uniti ha affermato che si recherà in Vaticano “con la mente aperta e con un gran desiderio d’ascoltare il Papa” ed ha assicurato che “divide con lui i valori del rispetto alla vita,…
Per i non informati – io sono il primo -, G-8 è il nome del gruppo dei paesi più sviluppati, compresa la Russia. L’attesa riunione, che inizia tra 6 giorni, ha risvegliato grandi aspettative dovute alla profonda crisi politica ed economica che minaccia il mondo.
Qualche giorno fa, analizzando i costi che comporta la costruzione dei tre sottomarini della serie Astute, ho detto che con quella somma “si potrebbero creare 75 mila medici e curare 150 milioni di persone, ipotizzando che il costo per la formazione di un medico fosse un terzo di ciò che costa negli Stati Uniti.” Adesso, seguendo lo stesso calcolo, mi domando quanti medici si potrebbero laureare con i cento miliardi di dollari che, in un solo anno, cadono nelle mani di Bush per continuare a seminare il lutto nelle case irachene e nordamericane. Risposta: 999.990 medici, che potrebbero curare…
Era una parola che non mi veniva in mente. Ho cercato nel mio dizionario e stava lì, d’origine onomatopeica e connotazione tragica: colpaccio. Può essere che non l’abbia mai usata in tutta la mia vita.
La produzione cerealicola mondiale raggiungerà nel 2007 un livello record. Tuttavia, le scorte saranno appena sufficienti a soddisfare l’aumento della domanda incrementata dalla crescita dell’industria dei biocombustibili.
Il 28 marzo, meno di due mesi fa, quando Bush, al termine di una riunione con i principali fabbricanti d’automobili nordamericani, proclamò la sua diabolica idea di produrre combustibile partendo dagli alimenti, scrissi la prima riflessione.
Le agenzia di stampa riportano la notizia: è della classe Astute, il primo sottomarino del suo tipo costruito in Gran Bretagna dopo oltre due decenni.
Durante il VI Incontro Emisferico dell’Avana, discutendo il tema della produzione dei biocombustibili di origine alimentare, sempre più cari, la stragrande maggioranza si è opposta con indignazione. Era però indiscutibile che qualche personalità di prestigio, autorità e buona fede fosse stata persuasa dall’idea che la biomassa del pianeta era sufficiente per entrambe le cose in un tempo relativamente breve, senza pensare all’urgenza di produrre gli alimenti che, già di per se scarsi, servirebbero come materia prima per l’etanolo e l’agrodiesel.
María Luisa Mendoça ha portato all’Incontro dell’Avana l’avvincente documentario sul taglio manuale della canna da zucchero in Brasile.
Atilio Borón, un prestigioso pensatore di sinistra, che fino a poco tempo fa ha diretto il Consiglio latinoamericano delle Scienze Sociali (CLACSO), ha scritto un articolo per il VI Incontro Emisferico di Lotta contro i TLC e per l’Integrazione dei popoli, tenuto di recente all’Avana, ed ha avuto la gentilezza d’inviarmelo assieme ad una lettera.
Lo faccio semplicemente come politico che desidera approfondire sotto ogni punto di vista le argomentazioni degli economisti e degli scienziati. Cerco inoltre d’intuire le motivazioni di coloro che si pronunciano riguardo a tali temi. Sono trascorsi solamente ventidue anni da quando all’Avana sostenemmo un gran numero di riunioni con leader politici, sindacali, contadini, studenteschi, invitati nel nostro paese come rappresentanti dei menzionati settori. Ad unanime giudizio, il problema più importante in quel momento era l’enorme debito estero accumulato dai paesi dell’America Latina…