Il periodico Excelsior pubblica col titolare “I cubani non sono rossi, bensì nazionalisti” le prime dichiarazioni pubbliche redatte da Fidel Castro nella prigione di Miguel Schultz, negando l'affiliazione comunista che intenzionalmente gli è stata attribuita e ratifica il carattere democratico e nazionalista del programma del Movimento 26 Luglio. Denuncia i piani per la sua eliminazione fisica forgiati dalla tirannia e le torture di cui sono stati vittime tre dei suoi compagni.
Cronologia
Riceve la visita di sua sorella Lidia Castro e di altri cubani nella prigione di Miguel Schultz, a Città del Messico.
La Segreteria di Governo del Messico si rifiuta di eseguire l'ordine giudiziale di liberare Fidel ed i suoi compagni e lo comunica al giudice Lavalle che aveva emesso la decisione.
L'avvocato Ignacio Mendoza Iglesias, difensore dei cubani arrestati in Messico, respinge la decisione della Segreteria di Governo di non liberarli e segnala che l'atteggiamento superbo dei funzionari costituisce un funesto precedente ed una sfida al potere giudiziale.
- La rivista Boema pubblica un reportage dal Messico, firmato da Luis Dan, con il titolo “Il gruppo 26 in carcere” che si fa eco della vigliacca campagna diffamatoria lanciata contro i rivoluzionari cubani che sono in prigione nella capitale messicana.
- Riceve una nuova visita nella prigione messicana di sua sorella Lidia e di altri compagni. Alla fine della visita, i combattenti riuniti nel cortile della prigione intonano l'Inno Nazionale di Cuba e la Marcia del 26 Luglio.
- Durante il suo soggiorno nella prigione di Miguel Schultz 136, in Messico, finisce di scrivere l'articolo “Basta già di bugie!”, in replica al mal intenzionato reportage pubblicato nella rivista Bohemia da Luis Dan.
- Rimane imprigionato insieme ad Ernesto Guevara de la Serna, Calixto García Martínez e Santiago Liberato Hirzel nella Stazione Migratoria di Miguel Schultz 136 per aggiungersi, tra le accuse, la scadenza dei suoi documenti migratori. Sono liberati 20 rivoluzionari.
È condotto, insieme agli altri tre compagni che rimangono detenuti, agli uffici di Ispezione della Segreteria di Governo del Messico, per essere sottomesso a nuovi interrogatori.
Organi di stampa a Cuba divulgano una lettera firmata da un gruppo di studenti come René Anillo, Marcelo Fernández e Germán Amado Blanco, dove reclamano al presidente messicano Adolfo Ruíz Cortines di dettare le misure necessarie per l'immediata libertà di Fidel Castro e dei suoi compagni ancora arrestati nella prigione di Miguel Schultz.
Un numeroso gruppo di amici e compagni accorrono alla Stazione Migratoria di Miguel Schultz, col proposito di visitare Fidel ed i suoi due compagni ancora detenuti. Tra loro, María Antonia González, che giornalmente portava loro il cibo. Fidel parla con Jesús Chuchú Reyes per conversare sui particolari della sua detenzione da parte dei Servizi Segreti messicani ed insiste sulla necessità di esagerare le misure di precauzione con le armi non sequestrate.
- La rivista Bohemia pubblica l'articolo di Fidel intitolato “Basta già di bugie!”, inviato dalla prigione messicana dove rimane detenuto, che avrà profonda ripercussione nell'opinione pubblica nazionale.
- Invia un messaggio a Juan Manuel Márquez chiedendo di eseguire i passi necessari per superare il difficile momento e portare avanti il progetto rivoluzionario.
- Il Presidente della Federazione Studentesca Universitaria (FEU), José Antonio Echevarría, alza la sua voce per reclamare giustizia per Fidel Castro ed i suoi compagni incarcerati in Messico in un articolo che pubblica quel giorno, la rivista Bohemia col titolo: “Messico romperà la sua tradizione di ospitalità?”
- Numerosi compagni ed amici accorrono alla Stazione Migratoria di Miguel Schultz per visitare Fidel ed i suoi compagni. Tra loro si trova la cubana Teresa Casuso, sposa e collaboratrice di Pablo de la Torriente Brau nella decade degli anni '30, che è accompagnata da un fotografo incaricato di realizzare un reportage al leader rivoluzionario.
- Après 34 jours de prison, il est libéré sur parole, grâce à l'intervention du général Lázaro Cárdenas. Ernesto Guevara et Calixto García restent encore quelques semaines en prison.