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Il carattere de Maritza sembra forgiato a mano con scapoli d’emozioni. Racconta ogni storia come la vivesse mentre parla e piange se allora piangeva o ride se allora rideva, le vengono i brividi e i suoi occhi si perdono così come avvenne nei momenti che racconta.
Ai suoi 91 anni, il legato di Fidel si reitera : «Siamo disposti a conversare, ma che non cerchino di cambiare il nostro sistema». Fidel lo avvertì negli Stati Uniti, nel 1995 e dopo più di vent’anni lo segnala Raúl, esprimendo una certezza ben radicata in tutti i cittadini cubani degni.
Sei lì, seminato in una roccia monolitica con radici di caguairán.
In questa città alla quale dicesti «Grazie Santiago». Con Martí, Carlos Manuel de Céspedes, Mariana Grajales. Protetto dai combattenti del 30 novembre guidati da Frank País. Con quelli che ti accompagnarono alla Moncada.
Stai con il popolo che ogni giorno viene a renderti omaggio. Con la bambina pioniera che quando ti offre un fiore bianco lascia sfuggire innocenti lacrime.
Abbiamo vissuto gli ultimi 365 giorni senza la tua compagnia física, Fidel.
Una montagna slittò spettacolarmente, seppellì un insediamento e bloccò il fiume Guamá che formò un’immensa laguna tra le colline di Pinalito, a Guisa. Un nuovo slittamento minacciava di portar via un altro pezzo di Sierra Maestra, ma gli haitiani e i giamaicani rifiutavano d’abbandonare
le loro capanne che erano restate in piedi dopo il passaggio dell’uragano Flora, nei primi giorni dell’ottobre del 1963.
Dice Marta Rojas, la giornalista del quotidiano Revolución, che il leader alzò lo sguardo e lo fissò nel secolo precedente, per lo meno.
Sei lì, seminato in una roccia monolitica con radici di caguairán.
"Un anno fa, il 26 novembre 2016, all'età di 91 anni, moriva il Comandante della rivoluzione cubana Fidel Castro.
Per un significativo gioco delle date storiche quest'anno ricorre anche il cinquantenario della morte di Ernesto Che Guevara.
Entrambi ci hanno lasciato l'immagine di giovani e coraggiosi combattenti che sulle montagne della Sierra Maestra vincevano la rivoluzione contro la dittatura di Batista.
La primera vez que los rebeldes contactaron con Mario Sariol en Minas de Frio, lo hicieron portando algunos cascos y ropas del ejercito batistiano. Tenían que dar la impresión de que eran militares, por eso venían acompañados de un coronel, que era Fidel.
Se llamaba Lina. Era cubana, de Occidente, de la provincia de Pinar del Río. De ascendencia canaria.
Lina, era una lavoratrice straordinaria e non c’era dettaglio che sfuggisse alle sue osservazioni, disse Fidel di sua madre. Photo: Ufficio dei Temi Storici.
Si chiamava Lina. Era cubana, dell’Occidente, della provincia di Pinar del Río. Con antenati delle Canarie.
Organizzato dal Movimento d’Amicizia e Solidarietà Mutua Venezuela-Cuba, si è svolto il Colloquio Internazionale Apporti di Fidel Castro e Hugo Chávez all’Unità e l’Indipendenza dell’America Latina e dei Caraibi.
Convocato in saluto al 92º anniversario della nascita del leader della Rivoluzione cubana, ricorrenza celebrata il 13 agosto, il colloquio si è svolto nella Sala Maria Luisa Escobar dell’Università Nazionale Serimentale delle Arti.
Frammento del discorso pronunciato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz durante la chiusura del X Periodo Ordinario delle Sessioni della Terza Legislatura dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare.
Ci sono fatti che identificano gli uomini. Uomini che identificano i popoli.
Idee che sono principi. Principi che conducono alla vittoria.
E nessuna vittoria si ottiene senza lotta, senza che avvengano contrarietà, senza sogni, non tutti realizzati.
Fidel Castro, il più grande dei cubani del XX secolo, non solo ha parlato e scritto su questi temi, ma ha predicato con esempio e tenacia irripetibili che la lotta è possibile, che i rovesci ne sono parte e che la vittoria si può conquistare.
Si è scritto molto sul valore degli uomini e delle donne con gli occhi a mandorla, instancabili nella loro lotta per l’indipendenza, prima dal colonialismo francese e poi dall’intervento nordamericano.
La loro forza è stata ritratta nella memoria collettiva dei cubani grazie al documentario, che ha ricevuto molti premi, /Hanoi, martedì 13/, del regista cubano Santiago Álvarez, che con la precisa tutela di Fidel Castro, ha incontrato
in questo angolo del mondo le testimonianze più commoventi della sua produzione di audiovisivi.