• Scrivere dalla capitale messicana alla maestra di Santiago María Antonia Figueroa, economa provinciale del Movimento 26 Luglio in Oriente, per raccontarle del riuscito giro degli Stati Uniti per organizzare l'emigrazione cubana e per chiedere notizie sul lavoro della sezione economica del Movimento in quella provincia.

  • Scrivere una lettera all'emigrato cubano Mario Villamía, da New York, indirizzandolo alla lettera che inviò il 13 novembre alla direzione del Club Patriottico 26 luglio di quella città, dove giudica il cattivo lavoro di quell'organizzazione a causa rivalità e li esorta a recuperare il tempo perduto.

    • Scrisse a Città del Messico una comunicazione a Mario Villamía, del Club Patriottico 26 Luglio di New York, inviandogli le linee guida per il lavoro rivoluzionario.

    • Scrive dalla capitale messicana ad Arnaldo G. Barrón, dirigente del Club Patriottico 26 Luglio di New York, annunciando l'invio per posta di numerosi documenti per quel Club.

    • Invia una lettera al dottor Julio de Poo, presidente del Club Patriottico 26 Luglio di Key West, nella quale ricorda il suo soggiorno in quella città e gli dà istruzioni per il lavoro rivoluzionario.

     

    • Scrive l'articolo “Davanti a tutti!”, in cui risponde ancora una volta agli attacchi di cui è vittima da parte di politici dell'opposizione senza scrupoli e portavoce del regime di Batista, pubblicato sulla rivista Bohemia l'8 gennaio 1956.

    • Dalla prigione scrive una lettera al giornalista Luis Conte Agüero nella quale fa una coraggiosa denuncia delle intenzioni del regime di subornare i prigionieri politici. Questa viene pubblicata nella rivista Bohemia la domenica del 27 marzo 1995 sotto il titolo “Lettera sull’amnistia”. La risposta di Fidel è chiara: “Dopo venti mesi rimaniamo fermi come il primo giorno. Non vogliamo l’amnistia al prezzo del disonore. Non passeremo sotto le forche caudine degli oppressori ignobili. Meglio mille anni di carceri che l’umiliazione! Meglio mille anni di carceri che sacrificare il decoro! Questo lo proclamiamo serenamente, senza paura né odio. […] Di fronte all’imbarazzante transigenza odierna, al settantasettesimo anniversario dell’eroica protesta, il Titano di bronzo, troverà in noi, i suoi degni figli spirituali.”

     

    • È scortato davanti alla direzione del carcere dell’Isola dei Pini e accusato per la sua pubblica denuncia. Gli vengono imposte nuove misure d’isolamento. Tre giorni dopo vengono applicate misure simile a suo fratello Raúl.

    • Tramite il titolo “Fidel Castro in isolamento”, il giornale La Calle denuncia all’opinione pubblica nazionale la decisione presa dalla direzione del carcere nell’Isola dei Pini d’isolare Fidel Castro come rappresaglia della lettera che aveva scritto al giornalista Luis Conte Agüero, pubblicata dalla rivista Bohemia in data 27 marzo.

    • Tramite l’impattante titolo “VOGLIONO UCCIDERE FIDEL”, il giornale La Calle rivela l’esistenza di un tenebroso piano criminale organizzato con molta cura da un gruppo di agitatori, strettamente legati alla dittatura. Il loro scopo era quello di provocare fatti di violenza e organizzare attentati contro i prigionieri politici, in particolare contro Fidel Castro, non appena fosse messo in libertà”.

    • A causa dell’opressione popolare, sono usciti dal carcere i 29 combattenti del Moncada, dopo 22 mesi in prigione nel Carcere Nazionale di Isla de Pinos.
    • Offre un’intervista alla stampa dopo essere uscito dal carcere nel vecchio albergo Isla de Pinos. Alla fine, consegna alla stampa il “ Manifesto al popolo di Cuba ”, nel quale define: “ La Nostra libertà è dovere, non sarà festa ne riposo, ma di lotta e di dovere, di battaglia senza tregua dal primo giorno, il lavoro duro per una patria senza despotismo, senza miseria, il cui destino migliore non potrà essere cambiato per niente e per nessuno”.
    • È intervistato da Luis Orlando Rodríguez Rodríguez, la conversazione viene pubblicata nel giornale La Calle il 16 maggio sotto il titolo “ Continueremo la lotta a Cuba. Non ho mai abbandonato l’Ortodossia. Dichiarazioni di Fidel Castro”.
    • Quella domenica será, Fidel e i suoi compagni e familiari hanno salito sulla barca El Pinero nel porto di Nueva Gerona, dove sono stati salutati dal popolo. Quando la nave è partita tutti hanno cantato a bordo l’Inno Nazionale.
    • Alle 7:45 del mattino arriva alla Stazione ferroviaria di L’Avana il treno in cui viaggiavano Fidel e i suoi compagni. Lì sono stati ricevuti dalla moltitudine di persone emozionate, tra cui combattenti dei fatti del 26 luglio 1953, familiari dei caduti in quelle azioni, dirigenti della FEU, del Partito Ortodosso, del Fronte Civico delle Donne Martianas (donne sostenitrice delle idee di José Martí), e altri combattenti rivoluzionari. La rivista Bohemia recensisce quel momento nella sezione “A Cuba”: “Fidel è stato tirato fuori da un finestrino e portato in spalle dalla folla. Un gruppo formato dalle madri dei martiri caduti nei successi del Moncada spiegarono una bandiera cubana e iniziarono a cantare l’inno nazionale. Furono seguite da una centinaia di voci… ”

    • Si trasferisce nel quartiere di El Vedado, in un appartamento in 23 e 18, allestito per lui dalle sue sorelle. Lì risponde alle domande della stampa. Tra le altre cose, afferma che: “Nelle file del partito che cercava l’indipendenza di Cuba non tutti avevano lo stesso grado di coscienza rivoluzionaria, ma dall'unione di tutti è nata la nostra emancipazione. Il momento attuale bisogna di unità, bisogna che tutti siano sotto un’unica insegna.”

    • Concede un'intervista al giornalista Guido García Inclán, dello spazio "El Periódico del Aire", dalla stazione radio COCO.

    • Il giornale La Calle pubblica il “Manifesto per il popolo cubano da Fidel Castro e i combattenti”

    • Offre un’intervista ad Agustín Alles Soberón, pubblicata nella rivista Bohemia il 22 maggio dello stesso anno sotto il titolo: “Da Moncada alla prigione alla libertà. Sono un combattente senza odio né risentimento. Fidel Castro”.

    • Si reca nel palazzo Retiro Odontológico, sito in L entre 21 y 23, dove viene trasmesso un appello radiale su Onda Hispano-Cubana. Parla prima Pastorita Núñez e poi Fidel, anche se non era stato previsto. Quando lascia il posto, la polizia irrompe e arresta il direttore dell'impianto.

    • La polizia gli impedisce di partecipare all’evento convocato dalla FEU sulla scalinata dell’università.