Le forze oppressive del regime, comandate dal capo della polizia, il brigadiere Salas Cañizares, prendono per assalto e occupano con la forza la sede del giornale La Calle, sequestrano il giornale e arrestano il vicedirettore e due impiegati. Il giornale La Calle rimane definitivamente chiuso. Nelle linotipie è rimasto l'ultimo articolo scritto da Fidel per questa pubblicazione "Qui non si può più vivere", mai finito di stampare.
Cronologia
Comparisce nel Tribunale di Urgenza per consegnare una lettera nella quale denuncia che membri del governo volevano uccidere suo fratello Raúl, come parte di un piano di provocazioni esercitate contro di lui, concepito e messo in moto dal momento in cui è stato rilasciato dal carcere, con l'obiettivo finale di privarlo della vita. Individua come autori intellettuali di questo piano i colonnelli Alberto del Río Chaviano e Conrado Carratalá, che contavano con la collaborazione di gangster e uomini armati al servizio del regime.
Incontra María Antonia Figueroa, insegnante di Santiago de Cuba, e sua madre, Cayita Araújo, nell'appartamento di Melba Hernández, per analizzare varie questioni riguardanti l'organizzazione del movimento nella provincia orientale e i compiti da sviluppare immediatamente per poter portare avanti l'insurrezione. All'incontro partecipano anche Melba Hernández, Haydeé Santamaría, Jesús Montané, Pedro Miret, Faustino Pérez e Armando Hart.
Nel pomeriggio di quel giorno visita la redazione della rivista Bohemia accompagnato da Ñico López e Pedro Miret. Porta una copia dell'articolo "Qui non si può più vivere" con l'intenzione di farlo pubblicare, ma per paura di rappresaglie, il direttore di Bohemia, Miguel Ángel Quevedo, si rifiuta di farlo.
Accompagna suo fratello Raúl Castro, che partiva per il Messico, dall’aeroporto Rancho Boyeros.
Si reca alla sede della rivista Bohemia per incontrare il giornalista Rodolfo Rodríguez Zaldívar, che stava lavorando a un sondaggio sul probabile ritorno al governo di Prío. Risponde ad alcune domande e gli lascia la dichiarazione di addio che aveva appena scritto, che verrà pubblicata nel numero successivo della rivista.
Visita l'appartamento di Carmen Castro Porta, in Paseo y 25, per leggere alle donne, tutte sostenitrici delle idee di Martí, la sua dichiarazione di addio; nel pomeriggio incontra in una caffetteria a L e 21 José Antonio Echeverría e Fructuoso Rodríguez, presidente e vicepresidente della FEU, per informare loro della sua decisione di partire per il Messico e coordinare là gli sforzi di lotta contro la tirannia.
Jesús Montané, insieme a parecchi compagni, distribuisce in diversi organi di stampa la dichiarazione di addio scritta da Fidel.
Viaggia in Messico con l'obiettivo di organizzare un movimento armato per iniziare la lotta di liberazione di Cuba. Le sue sorelle Lidia ed Emma, suo figlio Fidelito, l'avvocatessa Concepción Cheda, anche lei sostenitrice degli idee di Martí, e i combattenti Gustavo Amejeiras, Angel Plá e María Laborde sono andati tutti a salutarlo.
Arriva nella città di Veracruz, in Messico, e una volta lí si reca nei punti principali della città. Incontra un amico di Santiago de Cuba, lo scultore cubano José María Fidalgo, e sua moglie, che abitavano a pochi isolati dal lungomare di Veracruz. Rimane una notte all'Hotel Prendes.
Parte da Veracruz in autobus e arriva a Città del Messico dove l’aspettano suo fratello Raúl, María Antonia González, Fernando Margolles e la messicana Alicia Zaragoza. Da quella notte rimane in una piccola stanza nella via Ramón Guzmán n. 6, che era stata occupata prima da suo fratello ma quest’ultimo si è trasferito nell'appartamento di Maria Antonia.
- La rivista Bohemia pubblica una serie di interviste sotto il titolo di Sondaggio di Bohemia.
Invia un lettera dal Messico a Melba Hernández e Faustino Pérez, attraverso un impiegato della compagnia Cubana di Aviazione chiamato Ramón Galeana. Le lettere non arrivarono ai loro destinatari.
- Conosce il medico argentino Ernesto Guevara nel piccolo appartamento di Emparan 49-C, dove risiede María Antonia González. Nei suoi scritti, il Che raccontò quell'incontro: “Lo conobbi in una di quelle fredde notti del Messico, e ricordo che la nostra prima discussione ha trattato di politica internazionale. Dopo poche ore della stessa notte –all'alba - ero già uno dei futuri spedizionieri.”
Invia a Melba Hernández, da Città del Messico, le “Dichiarazioni al popolo di Cuba”, con motivo della prossima commemorazione dell'Assalto alla Caserma Moncada. Le chiede di consegnare copie del documento a Guido García Inclán, Pardo Llada, Manuel Palacio Blanco, Enrique de la Osa, Carlos Robreño, Ñico López e Max Lesnick, perché lo diffondano.