Questo è i paese che il mostruoso impero vuole distruggere, vuole fare scomparire dalle mappe, perché questo paese, questo popolo, voi, siete diventati un esempio per il resto dei paesi dell’America Latina, che vivono sempre con maggiore povertà, più problemi e meno risorse da destinare all’istruzione e alla sanità. L’impero non vuole che cambi la vita in tutti i paesi fratelli dell’America Latina e dei Caraibi, né vuole che i governi di questi paesi possano dire no a una qualunque esigenza sua, non vuole che ci sia Cuba come un faro, come una stella. 
I nostri obiettivi non sono mai stati la ricerca della gloria, né il conseguimento di onori o di riconoscimenti individuali o collettivi. Ciononostante coloro che come me vantano il legittimo orgoglio di chiamarsi rivoluzionari cubani sono stati costretti a scrivere una pagina senza precedenti nella storia. In disaccordo con la situazione politica e sociale del nostro paese, semplicemente eravamo decisi a trasformarla. Ciò non era nuovo a Cuba, infatti era successo tante volte durante quasi un secolo.
La Rivoluzione prosegue vittoriosa con maggiore forza politica e più successi che mai. Abbiamo avuto recenti prove di ciò: le riunioni di Ginevra dei giorni 15 e 22 di aprile passeranno alla storia della diplomazia rivoluzionaria. Segnalano l’istante in cui la grande ipocrisia, la menzogna permanente e il cinismo con cui i padroni del mondo vogliono preservare il loro putrido sistema di dominazione politica ed economica imposto all’umanità, hanno ricevuto un colpo contundente.
Siccome lei ha già deciso della nostra sorte, ho il piacere di salutarla come i gladiatori romani che andavano a combattere al circo: Salve, o Cesare, i morituri ti salutano.   Mi dispiace soltanto che nel suddetto caso non potremmo nemmeno incontrarci faccia a faccia perché lei sarebbe a migliaia di chilometri di distanza, e io sarò in prima linea per morire combattendo in difesa della mia patria.
Vi chiedo scuse per la mia assenza al cosiddetto III Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’America Latina, i Caraibi e l’Unione Europea. Durante vari giorni ho pensato sulla convenienza o meno di parteciparvi. Finalmente ho deciso di non farlo per diversi motivi. I fondamentali sono:
Due nuove infamie del governo degli Stati Uniti –l’inclusione di Cuba in un’altra delle prepotenti liste di coloro che hanno la pretesa di essere padroni del mondo, inserita in un rapporto del Dipartimento di Stato pubblicato il 14 giugno, in cui si accusa il nostro paese di partecipare al traffico di persone e si aggiunge la vile calunnia di promuovere il turismo sessuale, e la proclamazione il giorno 16 di crudeli misure addizionali all’embargo per asfissiare l’economia che mantiene la vita del nostro popolo— mi costringono a un secondo messaggio indirizzato al Presidente degli Stati Uniti…
Ci sono molti al mondo che conoscono troppo poco sulla Rivoluzione cubana e possono essere vittime delle menzogne e gli inganni che il governo degli Stati Uniti diffonde attraverso gli enormi mezzi di divulgazione di cui dispone. Pero ce ne sono altri, specialmente nei paesi poveri, che conoscono cos’è la Rivoluzione cubana, la dedizione e cura con cui si è consacrata dal primo istante all’educazione e alla sanità dei bambini e di tutta la popolazione, il suo spirito di solidarietà, che l’ha portata a cooperare con disinteresse con decine di paesi del Terzo Mondo, il suo attaccamento ai più…
Sono trascorsi esattamente quattro anni, cinque mesi e tre giorni, dal 17 maggio 2000, giorno in cui in riunione del Gruppo di Lavoro della Bataglia delle Idee abbiamo approvato il progetto di formazione degli istruttori d’arte. La misura immediata era trovare velocemente in tutto il paese 15 impianti scolastici con capacità inutilizzate, per creare in essi, la base materiale necessaria per incominciare il primo corso in settembre dello stesso anno con almeno 4.000 allievi del primo corso e formare nell’arco di dieci anni circa 30.000 istruttori d’arte.
Una parte dei concetti che esprimerò oggi è già stata spiegata e pubblicata, alcuni si sono sviluppati di più durante la lotta, altri si riferiscono alle mete raggiunte; altri ancora sono riflessioni.
"Quando ho ricevuto l’immensa e piacevole sorpresa di essere atteso all’aeroporto internazionale ‘José Martí’ da lui stesso in persona (si riferisce a Fidel Castro; N.d.T.), gli ho detto: ‘Io non merito questo onore, aspiro a meritarlo un giorno nei mesi e negli anni futuri’. Lo stesso dico a tutti voi, cari compatrioti latinoamericani: Un giorno speriamo di venire a Cuba in condizioni di tendere la mano e alimentarci mutuamente in un progetto rivoluzionario latinoamericano, da secoli convinti dall’idea di un continente ispanoamericano, latinoamericano e caraibico, integrato come un’unica…
Devo confessare che la parola “straniero” non mi piace, è come se mi rivolgessi a voi, dicendo: “Cari strani”.
Abbiamo cantato l’inno, e siccome non possiamo dimenticare che oggi si commemora un anniversario di quel attacco sorpresa da parte di aerei del governo degli Stati Uniti mascherati con bandiere cubane, ci sembra opportuno evocare alcune immagini legate a quei fatti che indicano l’inizio dell’attacco mercenario imperialista a baia dei Porci; attacco di mercenari e dell’imperialismo, perché tutti e due erano nello stesso convoglio, diretti verso lo stesso luogo, in attesa della testa di sbarco che non durò nulla.