Nel Parco Trillo della capitale, ieri domenica 29 novembre si è svolta una “tángana” (raduno) per Cuba ed è stata rappresentata la dignità della Patria di fornte a un’altra manipolazione disegnata contro l’Isola dagli Stati Uniti e respinta con energia da migliaia di giovani assieme al presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez.   È stata una tángana in difesa della sua Rivoluzione di fronte a una nuova canagliata.  
Frank Padrón ci ha regalato nel suo spazio televisivo De Nuestra América, come ricordo del Comandante in  Capo a quattro anni dalla sua morte naturale, avvenuta  il 25 novembre, un riassunto straordinario dei primi 40 anni di Rivoluzione con immagini e voce dello stesso Fidel come protagonista.  
Come riaffermazione che il Comandante in Capo  predica e conduce la Rivoluzione, anche dallo spazio dell’immortalità che occupa – si sona appena compiuti quattro anni precisi - nel cuore della roccia offerta dalla sua Sierra Maestra, il popolo di Santiago è accorso  di fronte alla sua presenza in nome di Cuba per testimoniare che lo accompagna e segue il suo legato più che mai nei momenti più minacciosi per la nazione.  
I membri di tre delle sei brigate del Contingente Internazionale Henry Reeve, presenti da settembre in Venezuela, quando il paese subiva una crescita del contagio e della gravità dei malati di COVID-19, sono tornati a Cuba pieni d’orgoglio solidale e franco, dopo aver assistito in breve tempo più di duemila persone e aver salvato dalla morte centinaia di loro son tornati a Cuba Nella cerimonia di ringraziamento e commiato, Julio César García Rodríguez,  
Cuba affronta attualmente più di sei decenni di guerra mediatica, iniziata prima del trionfo rivoluzionario del 1959, provocata dagli Stati Uniti, e che ha acquistato una speciale ferocia durante l'amministrazione dell'ex presidente Donald Trump.   Nel mezzo della guerriglia nella Sierra Maestra contro il regime di Fulgencio Batista, importanti media statunitensi hanno assicurato che il leader ribelle Fidel Castro era morto nella lotta, notizie false replicate decine di volte sulla stampa regionale e mondiale.  
«Il mondo ricorda la tragedia di Chernóbil avvenuta  35 anni fa nella città dell’Ucraina di Pripyat.  Cuba fece suo il dolore, offrendo assistenza e cura a migliaia di bambini conivolti nell’incidente nucleare», ha ricordato il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica Miguel Díaz-Canel Bermúdez, nel suo account di Twitter.   In coincidenza la Riunione delle Consultazioni Politiche tra i Ministeri delle Relazioni Estere di Cuba e l’Ucraina, è stata realizzata nella stessa giornata in forma virtuale.
Il blocco contro Cuba si è moltiplicato con gli anni. Un tema bilaterale?   Dicono così; ma nessuno ignora che il blocco nordamericano implica, oggi come oggi, il blocco universale. A Cuba si negano il pane, il sale e tutto il resto. E implica, anche se molti lo ignorano, la negazione del diritto all’autodeterminazione.   L’asfissiante assedio teso attorno a Cuba è un forma d’intervento, la più feroce, la più efficace nei suoi temi interni.  
Salone dei documenti della Biblioteca Nazionale José Martí, 16 giugno 1961. Un nutrito gruppo di scrittori e artisti risponde alla convocazione della direzione del Governo rivoluzionario con il fine di esporre criteri, esprimere preoccupazioni, chiarire dubbi, risolvere problemi e parlare di questioni relazionate con la creazione artistica letteraria e la sua promozione.  
C’è un piccolo paese bagnato dalle acque del Mar dei Caraibi. Un paese tanto piccolo come David, ma con lo stesso coraggio nell’ora d’affrontare i giganti.   C’è un piccolo paese che ha lottato e lotta. C’è un paese piccolo che si veste di verde olivo.  A questo paese sono nati figli, figli che combattono dietro un microscopio, figli in camice bianco.   C’è un paese che ha fatto un prodezza, una prodezza immensa e sanatrice. Quanta lucidità scommettere sulle nostre vaccinazioni!  
Nella Cuba del’estate del 1994 il panorama economico dopo l’impatto della scomparsa del commercio con la URSS che aveva trascinato con sé il 70% delle entrate in divisa del paese, non poteva essere peggiore; i tagli dell’elettricità si prolungavano per 12 ore, un’alimentazione ridotta trasformò una frase battuta della telenovella di turno:«Bambina, saluta il tuo fidanzato» intendendo il riso e fagioli, il piatto disponibile con più frequenza assieme a invenzioni cubane come il macinato di soia e la pasta d’oca, mentre l’accesso alle caffetterie che vendevano hamburgers si distribuiva attrav
Rompendo la solennità del momento, come un’onda che guadagna forza, il clamore è cresciuto poco a poco in Piazza della Rivoluzione si è trasformata in un coro gigante con una sola frase:« Io sono Fidel!».   Era martedì 29 novembre e il popolo de L’Avana rappresentando tutta Cuba si era dato appuntamento lì per rendere omaggio al Comandante invitto che partiva per immortalità.  
Un «monumento all’opera e alla vita di Fidel », ha detto Eugenio Suárez Pérez, direttore dell’Ufficio dei Temi storici del Consiglio di Stato (OAHCE) del libro /Al di là della leggenda/degli autori Estela Bravo, Ernesto Mario Bravo y Olga Rosa Gómez Cortés, che per il 95º compleanno del nostro Comandante in Capo, è stato presentato nel Memoriale José Martí nella Capitale.