Discorsi
Per saldare un debito nei confronti dei membri dell’Unione dei Giornalisti di Cuba e di quelli della Federazione Latinoamericana dei Giornalisti, invio a Granma il discorso pronunciato in un tono familiare e quasi confidenziale nell’Aula magna dell’Università dell’Avana il giorno 12 novembre 1999, riservandomi di ritornare con attenzione su alcune delle parti più delicate. Mi assumo tutta la responsabilità di tutto quanto è in esso contenuto.
Quando voi bambini svolgete una qualche attività lavorativa, o uno studente di scuola media va in campagna a raccogliere pomodori e verdura, non lo fa per sé, non lo fa per guadagnare soldi, il risultato di questo lavoro é destinato agli ospedali, alle case, al popolo, e lo fa, inoltre, per imparare, come voleva Martí, combinando lo studio con il lavoro.
Oggi, non so se è un'eccezione o una combinazione, perché conclude la tribuna aperta e non è ancora finito il Congresso della Federazione delle Donne di Cuba, al quale non ho partecipato neanche una volta, anche se ho l’abitudine di partecipare sempre, ogni ora e ogni giorno, ai Congressi. Oggi ho qualcosa da dire.
Juan Miguel González, padre di Elián, è pronto a viaggiare immediatamente negli Stati Uniti per occuparsi del figlio Elián, quale padre del bambino, riconosciuto dall'INS e dal giudice Moore, insieme a persone indispensabili, secondo il criterio di medici, psichiatri e psicologi, per procedere, senza perdere un solo minuto, alla riabilitazione e riadattamento del figlio al nucleo familiare e scolastico, finché duri il processo presso la corte di appello di Atlanta, perché adesso si dice che ci sarà un processo che durerà almeno un mese e mezzo, ed è proprio questo che stanno discutendo quelli…
Lottiamo per i più sacri diritti dei paesi poveri; ma stiamo lottando anche per salvare il Primo Mondo, incapace di preservare l’esistenza della specie umana, di governare se stessi in mezzo alle loro contradizioni e interessi egoisti, e tanto meno di governare il mondo, la cui direzione deve essere democratica e condivisa; stiamo lottando, -quasi si può dimostrare matematicamente- per preservare la vita nel nostro pianeta.
Rivoluzione è consapevolezza del momento storico; è cambiare tutto quanto deve essere cambiato; è uguaglianza e libertà piene; vuol dire essere trattato e trattare gli altri come esseri umani; significa emanciparci noi stessi e con i propri sforzi; è sfidare potenti forze dominanti dentro e fuori l'ambito sociale e nazionale; è difendere i valori in cui si crede al prezzo di qualunque sacrificio; è modestia, disinteresse, altruismo, solidarietà ed eroismo; è lottare con audacia, intelligenza e realismo; è non mentire mai né violare principi etici; è convinzione profonda che non esiste forza…
Juan Miguel, per salvare la vita di Elián, fu disposto a dare la propria vita e a rischiare quella di sua moglie e dell’altro suo figlio. Ma non fu mai disposto a comprare la consegna di quel bambino che tanto amava al prezzo del tradimento della patria. La sua condotta gli valse la gloria e l’eterna ammirazione del suo popolo. Per questo lo insigniamo con l’Ordine che porta il nome di Carlos Manuel de Céspedes, che con eroica condotta, davanti l’alternativa di salvare suo figlio o tradire il suo popolo scelse, senza esitare, la morte di suo figlio e si conquistò l’onorevole titolo di "Padre…
Abbiamo sviluppato nuove ed efficienti forme per trasmettere al popolo e al mondo le nostre verità. L’arte e la parola orale, la cultura artistica e il messaggio rivoluzionario si sono uniti in modo quasi inseparabile nel nostro processo storico. Le conoscenze, la cultura generale e la coscienza politica aumentano acceleratamente
Perciò signor Bush, se riesce a diventare capo di quella che ormai non è né può essere chiamata repubblica ma impero, con spirito di sincero avversario le suggerisco che ci ripensi, lasci da parte l'euforia e l'entusiasmo febbrile della sua Convenzione e non assuma il rischio di diventare il decimo Presidente che passa guardando con sterile e non necessaria amarezza una Rivoluzione a Cuba che non s'inginocchia, né si arrende né può essere distrutta.
Nel nostro mondo regna il caos dentro e fuori le frontiere. Leggi cieche vengono presentate come norme divine che porteranno la pace, l’ordine, il benessere e la sicurezza che tanto necessita il nostro pianeta. Questo è ciò che vogliono farci credere.
Quindi quando tu parlerai, quanto potrai dire in cinque minuti sono sicuro che esprimerà questo sentimento che si è manifestato nel pomeriggio di oggi, e noi con molto piacere - almeno io, e sono sicuro anche tutti gli altri - ti diamo un voto di fiducia affinché tu, come Presidente della Tavola, possa dire nel modo più elegante possibile, però realistico, e possa parlare in nostro nome delle preoccupazioni che qui abbiamo espresso.
Sono arrivato a compiere questi anni miracolosamente (Applausi ed esclamazioni), e non perché abbia passato diversi anni lottando contro la tirannia nel nostro paese, o per aver partecipato ad alcune azioni di guerra, bensì per tutto quello che accadde dopo il trionfo della Rivoluzione. A buon intenditore poche parole (Applausi), e voi non siete solo buoni intenditori ma siete anche molto nobili ed intelligenti intenditori.