Ringrazio la cortese e generosa lettera del Direttore Generale dell’UNESCO, signor Koichiro Matsuura, ricevuta in questi giorni, dove ci informa testualmente: "nella riunione tenutasi a Parigi dal 1º al 5 luglio 2002, la Giuria del Premio Internazionale di Alfabetizzazione Internazionale decise di consegnare una menzione onorifica del Premio Internazionale "Rey Sejong" a Il Processo di alfabetizzazione dei mezzi di comunicazione massiva; un’alternativa per paesi sottosviluppati ,di Cuba."
Oggi si cerca di perfezionare l’opera realizzata partendo da idee e concetti interamente nuovi. Oggi cerchiamo ciò che a nostro giudizio dev’essere un sistema educativo sempre più in linea con l’uguaglianza, la piena giustizia, l’autostima e le necessità morali e sociali dei cittadini, nel modello speciale che il popolo di Cuba si è proposto creare.
Per le speciali circostanze di quel momento e per l’importanza dell’Istituto di Scienze Basiche e Precliniche "Victoria de Girón" nell’ulteriore evoluzione della medicina cubana, mi è sembrato opportuno ricordare oggi alcune delle idee che esposi quel giorno e con le stesse parole utilizzate. Per la loro validità, gli dedicherò una parte importante del mio intervento.
Senza cultura non c’è libertà possibile. La certezza di questo pensiero, che non si limita alla cultura artistica, bensì implica il concetto di una cultura generale integrale, che comprende la preparazione professionale nonché le conoscenze elementari di un’ampia gamma di discipline relative alle scienze naturali, letterarie e umanistiche, incoraggia oggi i nostri sforzi.
Sicuramente il giorno d’oggi diventerà storico.  Come è stato detto, per la prima volta si mette in pratica il concetto dello studio come impiego, e, senza dubbio, in uno degli impieghi più importanti.  Ma non è questo l’unico fatto che celebriamo qui oggi.  Oltre a celebrare l’inizio d’un ambizioso e grandioso programma d’istruzione per i lavoratori zuccherieri, stiamo anche celebrando la creazione d’un contingente di varie migliaia di lavoratori, eccedenti, potremmo dire, dopo la ristrutturazione dell’industria zuccheriera.  Sono, quindi, due cose.
Dopo un anno di tenace sforzo di preparazione e allenamento, per ragioni assolutamente aliene alla nostra volontà, siamo stati costretti a sospendere la partecipazione dei nostri atleti a un evento sportivo al quale, per molti decenni, fin dalla stessa fondazione, il nostro paese non è mai mancato; nemmeno nei tempi in cui la delegazione cubana era integrata solo da pochi sportivi, che con coraggio e patriottismo, ottenevano alcune medaglie quali gloriosi pionieri della potenza sportiva in cui si è convertita oggi la nostra Patria, frutto della giustizia di una grande opera rivoluzionaria e…
Ricordo quella volta proprio all’inizio della Rivoluzione cubana, quando in mezzo ad agitati giorni, un uomo di tratti indigeni, tenace ed irrequieto, ormai noto e ammirato da molti dei nostri intellettuali, volle farmi un ritratto.
Un giorno come oggi, esattamente 30 anni fa, quattro piccoli paesi anglofoni dei Caraibi, che erano appena debuttati in una indipendenza a lungo desiderata, decisero di stabilire rapporti diplomatici con Cuba. In precedenza e dalle soglie della Rivoluzione cubana, avevano mostrato le loro simpatie e rispetto nei confronti del nostro processo. In data tanto lontana quanto il 1º gennaio 1959, il governo locale dell’ancora allora colonia inglese di Guyana, presieduto dal Dott. Cheddi Jagan, leader del Partito Progressista del Popolo, aveva dichiarato la sua solidarietà con la Rivoluzione Cubana…
Con grande ottimismo e fiducia nel brillante futuro economico del paese, inauguriamo oggi questo albergo e questo polo turistico, per un turismo di pace, di salute e sicurezza, del quale possano beneficiare bambini e famiglie, giovani, adulti e persone della terza età; per un turismo di sana ricreazione, di cultura e di riposo; per un turismo senza casinó né giochi d’azzardo; per un turismo senza disoccupati né mendicanti; per un turismo senza droghe né delitti, nel paese che, incontenibile, avanza verso una cultura generale integrale.
Che significa Martí per i cubani? In un documento chiamato Il Presidio Politico a Cuba, Martí, quando aveva appena 18 anni e dopo aver sofferto crudele prigione ai 16 con catene di ferro ai piedi, affermó: "Dio esiste, tuttavia, nell’idea del bene, che sorveglia la nascita di ogni essere, e lascia nell’anima che in esso incarna una lacrima pura. Il bene è Dio. La lacrima è la fonte di sentimento eterno."
Devo esprimere con decisione e senza esitare, quale rivoluzionario e combattente che crede veramente che un mondo migliore è possibile, il criterio che la privatizzazione delle ricchezze e le risorse naturali di un paese a cambio di investimenti esteri costituisce un grande crimine, ed equivale alla consegna a buon mercato, quasi gratis, dei mezzi di vita dei popoli del Terzo Mondo, che li conduce a una nuova forma colonizzazione più comoda ed egoista, nella quale le spese di ordine pubblico e altre spese essenziali, che anticamente spettavano alle metropoli, saranno adesso a carico dei…
Se prima ci sforzavamo di occupare un posto degno in mezzo alla lotta tra due superpotenze, oggi ci debattiamo tra il rischio dell’egemonismo unipolare e l’unico modo possibile, sopportabile e accettabile di sopravvivere: l’esistenza di un mondo multilaterale, dove la pace, la libertà, lo sviluppo e il progresso possano esserci per tutti.